TRAMA: Mara, insegnante di latino, e Pietro, commerciante esperto di alpinismo, hanno due figli, Laura e Agostino. Insieme hanno trasmesso ai ragazzi la passione per la montagna. Formano all’apparenza una famiglia esemplare, ma tutto cambia quando Laura rimane vittima di un incidente. Questo evento sconvolge la famiglia e sgretola i già fragili equilibri tra i due genitori. Girato in un bianco nero dalle sfumature al tempo stesso calde e stranianti, sviluppa un racconto fatto più di immagini che di dialoghi. Sguardi e paesaggi, grazie alla loro potenza evocativa ed espressiva, portano avanti una storia che si fonda soprattutto sulle suggestioni, i pensieri e le emozioni dei suoi protagonisti. La trama è un manifesto del dolore. Una famiglia che pare uscita da un dépliant della serenità borghese. Il regista, invece di indulgere nel sentimentalismo da salotto, sceglie una strada più severa: tempi dilatati, natura che non consola ma osserva, un bianco e nero che non è vezzo estetico bensì dichiarazione di guerra alla retorica. Tutto è costruito per mostrare come il dolore non sia un ospite discreto: entra, sposta i mobili, rompe gli equilibri, mette a nudo le crepe che la quotidianità aveva coperto con la vernice delle abitudini. Complice il paesaggio sospeso tra spirito comunitario (con tutte le contraddizioni del caso) e disorientamento nella natura (tutto nell’entroterra d’Abruzzo, tra Campo Imperatore e i Monti della Laga), si cerca un confronto con l’altrove e con il silenzio di dio, un faticoso conforto nella fede che vacilla, una connessione impossibile con un baluginio di speranza. Rigoroso e asciutto, ci dà occasione per misurarci con la paura e l’orrore, lo smarrimento e la rabbia che monta dentro. L’apparizione della Madonna nella neve scioglie i nodi, il finale è l’unico possibile e si apre a qualcosa, all’elaborazione, al colore. Un film che nasce con una forte vocazione cinematografica. È un’opera che richiede ed esige una visione sul grande schermo perché lavora sui silenzi e sulla potenza. Il genere di film che può essere goduto solo in sala. “Separazioni racconta il dolore causato dalla perdita, un dolore che si insinua nei legami sgretolandoli, che increspa la superficie tirata a lucido di un microcosmo borghese, ne turba le simmetrie e ne mina le certezze. Quelle a cui fa riferimento il titolo del mio film sono le separazioni non volute. Le fratture che si creano tra i personaggi, ma anche all’interno del loro animo. Urla e lacrime lasciano il posto a un dolore controllato, “un modo per non mancare di rispetto a chi ha dovuto affrontare questo tipo di tragedie”.(note di regia).
Titolo originale: Separations
Distribuzione: Fandango
Regia e Sceneggiatura: Stefano Chiantini
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Cast: Barbora Bobulova, Adriano Giannini, Vanessa Compagnucci, Sergio Albelli, Ludovica Rubino
Anno: 2025
Durata: 87’
Data di uscita: 02 luglio 2026
Produzione: World Video Production, Rai Cinema

