Monthly Archives:maggio 2022

ALCARRÀS – L’ULTIMO RACCOLTO di Carla Simón

 


MOTIVAZIONE

“Per le sue straordinarie interpretazioni, da attori bambini ad attori ottantenni, per la sua capacità di mostrare la tenerezza e la comicità della famiglia e della sua lotta, e per il ritratto della nostra connessione e dipendenza dalla terra che ci circonda, l’Orso d’Oro della Berlinale 2022 va al film Alcarràs”


 

TRAMA 

Vincitore dell’Orso d’oro come Miglior film al Festival di Berlino 2022 il film ci porta ad Alcarràs, un piccolo villaggio della Catalogna. Da quando ne ha memoria, la famiglia Solé vive del frutto di una terra che non è la sua ma, a cui dedica tutti i propri sforzi. Il raccolto di quest’anno, però, potrebbe essere l’ultimo: il proprietario del terreno ha nuovi piani per il frutteto, i peschi devono far posto ai pannelli fotovoltaici. L’imminente abbattimento degli alberi di cui si sono presi cura per tutta la vita provoca una profonda spaccatura all’interno della grande famiglia, che per la prima volta si trova ad affrontare un futuro incerto, rischiando di perdere qualcosa di persino più prezioso della propria casa. In questa epopea familiare, in cui la tradizione si scontra violentemente con le fredde costrizioni del presente, Simón dipinge un affresco meticoloso della sua terra e coglie il frutto pienamente drammatico di un cinema contemplativo, quasi documentaristico. La specificità del racconto, rivela non soltanto il lavoro di ricerca ma, un omaggio personale alla storia della regista e salta subito agli occhi grazie all’esattezza dei costumi e alle pieghe sul volto dei personaggi, attori non professionisti che Simón trasforma in una perfetta orchestra di tensioni, amore e caos. Il locale trascende anche nell’universale, centrando una descrizione del lavoro agricolo come parte integrante del tessuto culturale di un paese che non può che suonarci familiare. La vicenda non vuole offrire soluzioni, perché al di là del fenomeno socio-economico, restano sempre le questioni personali. Una memoria, individuale e collettiva, che qui, trovano un punto di congiunzione. Identità e radici, cultura e tradizioni a cui si guarda con condiscendenza, nel vortice di un progresso che sembra non tenere conto del prezzo finale da pagare.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Alcarràs

Nazione: Spagna, Italia                                      

Genere: Drammatico

Regia: Carla Simón

Durata:   120′                                                              

Anno:       2022

Cast:  Jordi Pujol Dolcet, Anna Otin, Xènia Roset, Albert Bosch, Ainet Jounou.

Produzione:  Avalon, Kino Produzioni, Diputació de Lleida, Elástica Films, Institut Català de les Empreses Culturals, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales, Movistar+, Radio Televisión Española, Televisió de Catalunya, Vilaüt Films

Distribuzione:   I Wonder Pictures                      

Data di uscita: 26 maggio 2022

 

RASSEGNA STAMPA

Il Venerdì


*IL CINEMA RITROVATO* – WATERMELON MAN di Melvin Van Peebles

Lunedì 30 maggio: 17.00 – 19.00 – 21.00

Martedì 31 maggio: solo ore 21

In collaborazione con la Cineteca di Bologna

Film in versione originale restaurata con sottotitoli in italiano


TRAMA 

Geniale commedia del leggendario maestro del cinema afroamericano indipendente Melvin Van Peebles, è il suo primo film americano e l’unico prodotto da una major. Protagonista è Jeff Gerber, un assicuratore bianco della media borghesia, dichiaratamente razzista e sessista, che una mattina scopre d’essersi trasformato in un nero. Satira acuminata del razzismo e degli stereotipi imperanti nella società americana, si trasforma gradualmente nel ritratto di una presa di coscienza.

“C’è molto da imparare da Watermelon Man, che elabora il suo percorso dal razzismo più mediocre e borghese alla consapevolezza black senza distaccarsi mai dalla leggerezza della satira. Commedia, se vogliamo, “nerissima”, nella quale provi sulla tua pelle quello che succede quando il suo colore cambia: luoghi consueti che diventano inaccessibili, passanti che urlano al ladro se ti vedono correre, segretarie che ti schivano e altre che invece si aspettano da te prestazioni sessuali eccezionali, un capufficio che passa tutti i tuoi clienti a un collega e ti affida invece una fetta di mercato (nera) inesplorata, fino agli amici e vicini che arrivano a darti 100.000 dollari purché tu te ne vada da quella casa e quel quartiere. Immerso nei colori pop e lucidati degli anni Settanta, che si fanno più pastosi via via che Jeff si addentra nell’universo black, Watermelon Man dà la percezione precisa delle limitazioni, le storture, le assurdità dell’essere nero in un universo quotidiano bianco”. Emanuela Martini, “Cineforum”, 30 luglio 2021


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:    The Watermelon man

Nazione: USA                                           

Genere: Commedia

Regia: Melvin Van Peebles                    

Sceneggiatura: Herman Raucher

Durata:         97′                                                                

Anno:       1970

Cast:               Godfrey Cambridge (Jeff Gerber), Estelle Parsons (Althea Gerber), Howard Caine (signor Townsend), D’Urville Martin (conducente del bus), Mantan Moreland (Counterman), Kay Kimberly (Erica), Kay E. Kuter (dottor Wainwright), Scott Garrett (Burton Gerber), Erin Moran (Janice Gerber)

Produzione:  Johanna Productions

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                      

Data di uscita: 27 maggio 1970


Approfondimenti

#PASOLINI100

CALENDARIO PROIEZIONI

Per ogni proiezione sarà disponibile al botteghino scheda film e relativa recensione


In collaborazione con la Cineteca di Bologna e la Cineteca Nazionale

RIPORTIAMO IN SALA IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA.

Tredici film che rappresentano la quasi totalità della filmografia pasoliniana:

ACCATTONE

Qui le schede preparate dalla Cineteca di Bologna

GAGARINE – PROTEGGI CIÒ CHE AMI di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh

 


TRAMA Presentato al Festival di Cannes 2022, il film è ambientato nella periferia sud di Parigi e racconta la storia di un ragazzo di sedici anni di nome Youri, che spera un giorno di diventare un cosmonauta. Il giovane è nato e cresciuto nel complesso residenziale della Cité Gagarine, complesso di abitazioni di mattoni rossi, che alla sua costruzione era un simbolo architettonico di modernità. Ora la cittadina rischia di essere demolita a causa del degrado dilagante e Youri, deciso a non rassegnarsi, vuole battersi per salvare il complesso e la sua casa. Mentre gli appartamenti intorno al suo si svuotano e i cantieri aumentano, il giovane si adopera per realizzare la sua missione. Tutto si concentra su quelle ultime giornate, dolorose, lente e inesorabili; gli esperti guardano, analizzano, studiano, fanno dei sopralluoghi: muri, tubature, tetti, soffitti e così via, nulla è a norma. Non c’è possibilità, c’è solo una soluzione per gli abitanti: andarsene. Per quelle famiglie però quella non è semplicemente casa, è la casa, è il posto dove si torna la sera, dove si va a dorme, dove si prepara la cena; quell’articolo determinativo fa la differenza. Ispirato ad un fatto reale di cronaca, il racconto di Gagarine prende vita proprio nella banlieue a sud di Parigi per diventare una piccola storia di un viaggio disperato e intenso di un ragazzo che lotta per una battaglia personale e comune insieme. Per il protagonista è troppo importante quel luogo, Youri è un corpo resistente, vuole rimanere, lo deve fare perché con un padre scomparso quando era piccolo e una madre che l’ha lasciato solo, Città Gagarine è la sua patria, la sua madre putativa, il suo nido. Essa coincide con la sua stessa identità, chi vive in un posto come questo è indelebilmente legato a quelle mura. Solo, isolato dal resto del mondo è un diverso, un poeta inconsapevole che sogna un altro mondo e intanto sogna anche la coetanea Rom, Diana, che gli insegna il codice Morse e che lo porta bendato nel punto più alto della città, su una gru, da dove si vede tutta la città.


SCHEDA FILM

Titolo originale:     Gagarine

Nazione: Francia

Genere: Drammatico

Regia: Fanny Liatard, Jérémy Trouilh

Durata:         97′      Anno:       2020

Cast:   Alseni Bathily, Lyna Khoudri, Jamil McCraven, Finnegan Oldfield, Farida Rahouadj, Denis Lavant

Produzione:  Haut et Court

Distribuzione:   Officine UBU                       

Data di uscita: 19 maggio 2022


GLI STATI UNITI CONTRO BILLIE HOLIDAY di Lee Daniels

 


Photo Credit: Takashi Seida.

TRAMA Risale al 1937 la prima proposta di legge presentata al Senato statunitense che chiedeva l’abolizione del linciaggio degli afroamericani, e fu respinta. Lo ricorda una didascalia iniziale, una foto che mostra un gruppo di bianchi spettatori di un linciaggio, e un’altra didascalia che spiega che la cantante Bille Holiday divenne famosa anche per la sua canzone Strange Fruit (scritta da Abel Meeropol e registrata dalla Holiday nel 1939). Una visione di corpi straziati, pendenti dagli alberi, lasciati lì come preda di uccelli, al vento, al sole. La rappresentazione netta e inequivocabile degli effetti di cosa resta dopo un linciaggio. Con questo prologo, e la cornice di un’intervista di fine carriera accordata a un personaggio immaginario, la regia introduce lo spettatore al momento in cui Eleanora Fagan, nata a Philadelphia nel 1915 e più nota col nome di scena di Billie Holiday, ha già conquistato un ampio pubblico, senza differenze di classe né di colore, come al Café Society di New York, dove neri e bianchi siedono vicini. Lady Day è tenuta sotto stretta osservazione da Harry Anslinger, capo del Federal Bureau of Narcotics sotto cinque presidenti (da Hoover a Kennedy), che vede nella canzone, scritta da un comunista di origini russe, un potente invito alla rivolta. Cantarla le può costare il ritiro della licenza per esibirsi nel circuito dei jazz club di New York. I tentativi di incastrarla per possesso di sostanze illegali la porteranno in carcere e proseguiranno fino alla stanza d’ospedale dove morirà. Alla vicenda si mescolano flashback che ripercorrono infanzia violenta, abusi, storie d’amore strazianti e la vertiginosa caduta nella dipendenza dall’eroina. Tutto il classico repertorio di una vita infernale, troppo breve e troppo dolorosa. Eppure, il film riesce a emancipare la figura di Billie dal cliché della vittima, ne fa una donna coraggiosa ma imperfetta, consapevole del proprio dono artistico e determinata ad amare ed essere amata. 


SCHEDA FILM

Photo Credit: Takashi Seida.

Titolo originale: The United States vs. Billie Holiday

Nazione: U.S.A.     

Genere: Drammatico

Regia: Lee Daniels

Durata:  130′                                                              

Anno:  2021  

Cast:       Andra Day, Trevante Rhodes, Natasha Lyonne, Garrett Hedlund, Miss Lawrence, Rob Morgan, Da’Vine Joy Randolph, Evan Ross, Tyler James Williams, Tone Bell

Produzione:  Lee Daniels Entertainment, New Slate Ventures, Roth/Kirschenbaum Films

Distribuzione:   BIM Distribuzione                       

Data di uscita: 05 maggio 2022


Corriere


*IL CINEMA RITROVATO* – QUANDO ERAVAMO RE di Leon Gast

Lunedì 23 maggio: 17.00 – 19.00 – 21.00

Martedì 24 maggio: solo ore 21

In collaborazione con la Cineteca di Bologna

Film in versione originale restaurata con sottotitoli in italiano


TRAMA 

La sfida tra Muhammad Alì e George Foreman a Kinsasha, nel 1974, più che un evento sportivo irripetibile è un pezzo importante della storia del Novecento. C’è l’eroismo di un uomo perfetto per diventare simbolo della riscossa black, l’artificio pilotato dai media e dai manager, il profilo straniante di un’Africa ancora lontanissima. Oscar sacrosanto per il miglior documentario.

“Quando eravamo re in realtà è due film in uno: è la descrizione seria e talvolta inquietante di uno scontro di culture e di moventi di varia natura ed è anche un film originale e pittoresco su una magnifica avventura africana. In fin dei conti, un film che ritragga Ali con la sua inarrestabile parlantina giovanile non può non mancare del tutto di elementi comici, e quello che piace di questo film è in parte il modo in cui evoca il ruolo buffonesco e impertinente che Ali sceglieva di interpretare anche quando era impegnato in qualcosa di pericoloso come un match contro George Foreman. (Kelefa Sanneh) Al contenuto brillante ed elegante di quest’opera non vanno trascurate le incredibili vicissitudini occorse al film prima di essere finalmente distribuito e apprezzato in tutto il mondo. Leon Gast – impegnato fotografo negli anni Sessanta e Settanta per riviste come “Esquire”, “Vogue” e “Harper’s Bazaar” – ha iniziato la realizzazione di Quando eravamo re nell’autunno del 1973, trascorrendo più di due mesi nello Zaire; ma, da allora, ci sono voluti ben ventidue anni di riunioni in sale di proiezioni, in sale di montaggio, alla disperata ricerca di finanziatori perché il film potesse essere terminato. Il docufilm mostra in modo convincente come l’ambientazione africana costituisse un palcoscenico appropriato non solo per le superbe abilità di pugilato di Ali, ma anche per le sue opinioni esplicite sulla comunità nera in America.


SCHEDA FILM

Titolo originale:     When we were kings

Nazione: USA 

Genere: Documentario

Regia: Leon Gast                                                  

Durata:   89′                                                                

Anno:   1996

Cast:               Muhammad Ali, George Foreman, James Brown, B.B. King, Don King, Norman Mailer, George Plimpton, Spike Lee.

Produzione:  Leon Gast, Taylor Hackford per Das Films, David Sonenberg Production, Polygram Filmed

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                      

Data di uscita: gennaio 1996


Qui gli approfondimenti

*IL CINEMA RITROVATO* – IL SERVO di Joseph Losey

Lunedì 16 maggio: 17.00 – 19.00 – 21.00

Martedì 17 maggio: solo ore 21

In collaborazione con la Cineteca di Bologna

Film in versione originale restaurata con sottotitoli in italiano


TRAMA

Dal romanzo di Robin Maugham, il primo capitolo della collaborazione tra Losey e Harold Pinter. Un duello psicologico servo-padrone allestito con abbondanza di grandangoli e profondità di campo. L’universo della casa-prigione, dove il servo ‘divora’ il suo padrone, è stato paragonato all’‘inferno’ di Sartre. Barrett viene assunto come domestico da Tony, un imprenditore in campo edilizio appena tornato dall’Africa dove sta sviluppando un importante progetto abitativo. Tony ha una fidanzata, Susan, che da subito non apprezza la presenza di Barrett e ne riceve una ricambiata diffidenza. Dietro a modi e comportamenti servili e rispettosi si nasconde una personalità complessa che ha come unico scopo il dominio. Grazie all’ospitalità, che Tony autorizza, della ‘sorella’ Vera gliela fa cadere tra le braccia per poi svelare il loro rapporto dinanzi a Susan. – Disegnando questa molteplice e complicata relazione di rapporti di classi e di individui Losey cerca di ritrovare una esatta e coerente soluzione dei modi stilistici e linguistici per arrivare suo tramite a manifestare lucidamente la sua intrigata e netta concezione del mondo. Anche in questo film Losey attraverso un rigore estremo che sintetizza elementi svariatissimi come ambienti sociali e psicologie individuali e classiste, elementi recitativi e scenografici, ritrova una assoluta libertà nella composizione dell’inquadratura e nell’uso del montaggio sempre più interiormente e implicitamente brechtiano. (FilmCritica ’72). – Il servo appartiene alla categoria dei film ‘sovversivi’ che neanche il più retrivo dei conservatori può considerare mediocri o, peggio ancora, brutti. Perché in esso tutto finisce con il convergere con la perfezione. A partire dallo studio dei personaggi che fanno a pezzi una borghesia rampante e fragile.


SCHEDA FILM

Titolo originale:  The servant

Nazione: Gran Bretagna                                 

Genere: Drammatico

Regia: Joseph Losey                                       

Sceneggiatura: Harold Pinter

Durata:         115′                                                              

Anno:       1963  

Cast:  Dirk Bogarde (Hugo Barrett), Sarah Miles (Vera), Wendy Craig (Susan), James Fox (Tony Mounset), Catherine Lacey (Lady Mounset), Richard Vernon (Lord Mounset), Patrick Magee (il vescovo), Harold Pinter (uomo d’affari).

Produzione:  Joseph Losey, Norman Priggen per Springbok Productions.

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                      

Data di uscita: novembre 1963

Approfondimenti


#PASOLINI100 – EDIPO RE

Lunedì 09 maggio: 17.00 – 19.00 – 21.00

Martedì 10 maggio: solo ore 21.00


TRAMA 

La tragedia di Sofocle reinventata alla luce di Freud, il primo film dove Pasolini si misura con il Mito classico, per evocare, in modo visionario e onirico, la propria autobiografia. Il poeta-regista cala la storia di Edipo in una dimensione barbarica e allucinata, dove Ouarzazate e altri luoghi del Marocco ‘diventano’ Corinto e Tebe e la Grecia antica viene trasfigurata nella dimensione onirica del deserto e nell’estrosa raffinatezza dei costumi di Danilo Donati. La tragedia è incorniciata da un dolente prologo, ambientato nel Friuli dell’infanzia dell’autore e da un epilogo in cui Edipo, ramingo e cieco, ritorna nella Bologna dove Pasolini è nato e infine nel “mare d’erba” delle sue origini di poeta in un Friuli ricostruito, ‘per analogia’, in Lombardia. Pasolini prende le distanze dalla rappresentazione teatrale e imposta il viaggio di Edipo attraverso pochissime parole e molte immagini, utilizzando la grammatica cinematografica per fare passare la sua sofferente visione del mondo. Il prato verde dell’incipit con la luce di chi apre per la prima volta gli occhi sul mondo, il pallore sensuale della madre Giocasta che rincorre le amiche in un gioco innocente, la lucida previsione del cieco Tiresia (Julian Beck del Living Theatre), lo spietato rigore di Creonte (Carmelo Bene) mentre attorno si moltiplicano i cadaveri degli appestati ed Edipo che tramuta in scoppi di ira la sua incapacità a comprendere gli eventi. Più si arrovella e si dibatte, più ad Edipo continua a sfuggire qualcosa di importante, di esiziale.

Avevo due obiettivi nel fare il film: il primo, realizzare una sorta di autobiografia assolutamente metaforica, quindi mitizzata; il secondo, affrontare tanto il problema della psicoanalisi quanto quello del mito. Ma invece di proiettare il mito sulla psicoanalisi, ho riproiettato la psicoanalisi sul mito. Eppure mi sono tenuto molto libero, ho seguito tutte le mie aspirazioni e i miei impulsi. Non me ne sono negato nemmeno uno. Questa è stata l’operazione fondamentale di Edipo re. Il risentimento del padre nei confronti del figlio è qualcosa che ho avvertito più distintamente della relazione tra madre e figlio, che non è un rapporto storico, ma puramente interiore, privato, fuori della storia, anzi metastorico, quindi ideologicamente improduttivo. Mentre ciò che determina la storia è il rapporto di amore e odio tra padre e figlio. Io ho sentito l’amore per mia madre molto, molto più profondamente, e tutto il mio lavoro ne è stato influenzato.


SCHEDA DEL FILM

Classificazione: +14 (Violenza – Turpiloquio)         

Genere: Drammatico

Durata:  104′       

Anno:  1967

Soggetto/Sceneggiatura: Liberamente ispirato a Edipo Re ed Edipo a Colono di Sofocle

Cast:   Silvana Mangano (Giocasta), Franco Citti (Edipo), Alida Valli (Merope), Carmelo Bene (Creonte), Julian Beck (Tiresia), Luciano Bartoli (Laio), Ahmed Belhachmi (Polibo), Pier Paolo Pasolini (il Gran Sacerdote), Giandomenico Davoli (pastore di Polibo), Ninetto Davoli (Anghelos).

Produzione:  Alfredo Bini per Arco Film

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                                                                                                                            

Data di uscita: 7 settembre 1967