
TRAMA: Un enigmatico visitatore s’insinua nella famiglia di un industriale milanese e ha rapporti erotici con la moglie, la figlia, il figlio, la domestica e con lo stesso capofamiglia. Quando lo straniero se ne va, tutti sono cambiati, si perdono o si rinnegano, e la famiglia è disgregata. Il teorema è dimostrato: l’incapacità dell’uomo – del borghese – moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il sacro. Soltanto la serva Emilia, di origine contadina, lo scopre e, dopo il “miracolo” della levitazione, farà ritorno alla terra in odore di santità. È un altro film di Pasolini all’insegna della congiunzione tra Marx e Freud (qui anche di Jung e Marcuse). Originalmente concepito come una tragedia in versi, Teorema fu sviluppato in un romanzo con versi e prosa che si alternano e poi in un film che, nonostante l’ingombrante ideologismo metaforico e metastorico, è uno dei risultati filmici più originali di Pasolini. La religiosità latente, sotto la vernice blasfema e libertaria, fu colta dalla giuria dell’OCIC (Office Catholique International du Cinema) che alla Mostra di Venezia gli assegnò il suo massimo premio, decisione duramente deplorata dalle gerarchie ecclesiastiche, scandalizzate dall’accostamento di sacro e sesso. Coppa Volpi dell’interpretazione femminile a L. Betti. Sequestrato per oscenità. Regista e produttori denunciati e poi assolti. (Morandini)
“La storia dell’idea di Teorema è molto curiosa e significativa. Circa tre anni fa ho cominciato a scrivere, per la prima volta in vita mia, delle cose di teatro; ho scritto quasi contemporaneamente sei tragedie in versi e Teorema era, come prima idea, una tragedia in versi, la settima. Avevo già cominciato a elaborarla come tragedia, come dramma in versi; poi ho sentito che l’amore tra questo visitatore divino e questi personaggi borghesi era molto più bello se silenzioso. Questa idea mi ha fatto pensare che allora forse era meglio farne un film, ma mi sembrava che come film fosse irrealizzabile e, in un primo momento, ho buttato giù un racconto che è rimasto molto schematico e, nella prima stesura, molto rozzo; poi l’ho elaborato come sceneggiatura e contemporaneamente ho anche modificato questo primo canovaccio di appunti che è diventato un’opera letteraria abbastanza autonoma («Inquadrature», n. 15–16, autunno 1968)
“Per me l’erotismo è un fatto culturale, e in Teorema lo esprimo come un sistema di segni. Voglio dire che l’erotismo del film si identifica col suo «linguaggio». Per esempio questo dio, quest’angelo che appare in questa storia comunica con gli altri tramite un sistema di segni specifici, diverso dal sistema linguistico. Del resto, è forse il solo di cui sia capace. Infatti, quale lingua umana potrebbe usare per evangelizzare? Del resto, non è venuto per evangelizzare, ma per testimoniare sè stesso. In tutto il film si limita a pronunciare qualche frase, a leggere dei versi di Rimbaud: il rapporto muto e questo sistema di segni erotici costituiscono il solo mezzo di comunicazione dei personaggi del film. E in effetti, il rapporto «semiologico-erotico» esiste solo nella prima parte del film. Nella seconda parte ciascuno ritrova la sua propria storia. Una storia tutta interiore.”(Conversazioni con Jean Duflot,1970)
Approfondimento Città Pasolini
Classificazione: Film vietato ai minori di anni 18
Genere: Drammatico
Durata: 98’
Anno: 1968
Soggetto/Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Cast: Silvana Mangano (Lucia, la madre), Terence Stamp (l’ospite), Massimo Girotti (Paolo, il padre), Anne Wiazemsky (Odetta, la figlia), Laura Betti (Emilia, la serva), Andrés José Cruz Soublette (Pietro, il figlio), Ninetto Davoli (Angelino, il postino), Carlo De Mejo (un ragazzo), Luigi Barbini (il ragazzo della stazione), Susanna Pasolini (la vecchia contadina).
Produzione: Manolo Bolognini, Franco Rossellini per Aetos Film.
Distribuzione: Cineteca di Bologna
Musiche: Ennio Morricone
Data di uscita: 7 settembre 1968
TRAMA: Il film, vincitore del premio per la Migliore Sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes, ci porta in una Maisons maternelles, strutture che in Belgio accolgono le ragazze madri, subito dopo la nascita dei figli o immediatamente prima. Le giovani ospitate condividono molto più di un tetto, sono adolescenti, ciascuna con un passato segnato da difficoltà e solitudini profonde, ma con una forza che le spinge in avanti. Vivono insieme in uno spazio a metà strada tra un rifugio e un campo di battaglia, dove ogni giorno è una nuova sfida da affrontare con coraggio e determinazione. Tra pannolini, sogni infranti e speranze tenaci, lottano per costruire un futuro diverso, non solo per sé stesse, ma anche per i loro figli piccoli e vulnerabili. Unite dall’esperienza di essere diventate madri troppo presto e dal desiderio di riscatto, cercano di riscrivere il proprio destino, sostenendosi a vicenda nel tentativo di diventare le donne che avrebbero voluto accanto a loro e che non hanno mai avuto. «Nelle Maison maternelle, le ragazze affrontano un percorso di consapevolezza a partire dai gesti che è necessario che compiano verso il proprio bebè. Si insegna loro che non hanno bisogno della presenza di un uomo, ma possono, se vogliono, essere famiglia con il loro bambino, o la loro bambina. Tante esitano, qualcuna non se la sente: tutte sono accompagnate a scegliere liberamente e autonomamente tra maternità e affidamento. Stavolta sarà una loro scelta, non sarà il destino a scegliere per loro». Quanto detto dai registi, si svela nella loro discreta regia che segue i gesti e la quotidianità delle giovani mamme, dandosi tutto il tempo e la vicinanza per osservare bene, per entrare dentro quella relazione che forse si sta costruendo, o forse no. Che, comunque, non è scontata. E questo è un primo elemento che salta agli occhi: la maternità non è presentata come un istinto naturale, ma come una relazione da costruire, da conquistare, nella consapevolezza che fallire è possibile e rinunciare, a volte, diventa necessario. Il film racconta innanzitutto questo: la scelta, difficilissima, che ragazze ancora così giovani si trovano a compiere. C’è chi sceglierà di crescere quel figlio e di crescere insieme a lui; ma c’è anche chi invece sceglierà di lasciar andare la sua bambina, per affidarla a chi possa darle ciò che lei, giovane ragazza madre, non potrebbe assicurarle.
Titolo originale: Jeunes Mères
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: Francia, Belgio
Distribuzione: BIM Distribuzione e Lucky Red
Sceneggiatura e Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Cast: Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy Fokan, Lucie Laruelle
Anno: 2025
Durata: 105’
Data di uscita: 20 novembre 2025
Produzione: Les Films du Fleuve
TRAMA: Dietro l’apparenza di una vita perfetta, Julia e Tobias nascondono tensioni e segreti che la loro figlia Marielle è destinata a scoprire. Quando, dopo aver ricevuto uno schiaffo, la bambina sviluppa misteriosi poteri telepatici, nessuna menzogna può più essere taciuta: ogni pensiero, ogni gesto, ogni bugia viene smascherata. Mentre la verità invade la loro quotidianità, la coppia si ritrova in un gioco di manipolazioni e recriminazioni sempre più assurdo e ironico, che mette a nudo la fragilità dei rapporti familiari e il bisogno, spesso contraddittorio, di sincerità e finzione, così, il mondo ideale che la ragazza aveva costruito attorno ai suoi genitori inizia a sgretolarsi, mentre i suoi poteri invadono ogni aspetto della loro vita privata e professionale, trasformando ogni gesto quotidiano in una prova di sincerità. I genitori, sopraffatti dalla consapevolezza di essere costantemente osservati, iniziano a modificare il loro comportamento causando disagi e imbarazzi, e facendoli sentire particolarmente esposti e vulnerabili. Mentre la verità si insinua in ogni conversazione, la coppia entra in un gioco di manipolazioni e recriminazioni sempre più assurdo e ironico, che mette a nudo la fragilità dei rapporti familiari e il bisogno, spesso contraddittorio, di sincerità e finzione. “Il film parla anche di privacy e delle diverse problematiche che dobbiamo affrontare al riguardo come società in senso lato. Trovo interessante che ormai sembriamo disposti a rinunciare sempre più alla nostra privacy e lo facciamo senza porci troppe domande. Penso che, mano a mano che questo accade, non dovremmo dimenticare di chiederci come tutto questo ci sta cambiando e come sta cambiando il nostro comportamento. Se qualcuno all’improvviso perdesse davvero la sua privacy, nella sua interezza, come cambierebbe come persona? Si ribellerebbe e in che modo esattamente? Sarebbe una cosa negativa sotto tutti i punti di vista? Oppure ci sarebbero degli aspetti positivi? E se sì, quali? Penso che gli esseri umani reagirebbero in modi molto diversi, alcuni divertenti e altri assurdi, alcuni tragici e altri tristi.” (note di regia). Il film gioca le sue carte migliori approfondendo il nostro paradosso generazionale: dare potere ad un(a) pre-adolescente (nel film risulta glaciale e misurata e di per sè convincente) per capovolgere lo sguardo, ribaltare i ruoli di forza, svolgere il suo conflitto edipico controllando d’improvviso la vita interiore dei genitori.
Titolo originale: Was Marielle weiß
Genere: Commedia, Drammatico
Nazione: Germania
Distribuzione: Lucky Red
Sceneggiatura e Regia: Frédéric Hambalek
Cast: Julia Jentsch, Felix Kramer, Laeni Geiseler, Moritz von Treuenfels, Mehmet Atesci
Anno: 2025
Durata: 86’
Data di uscita: 27 novembre 2025
Produzione: Walker Worm Film
Si può prenotare anche inviando un messaggio WhatsApp al 3714604503
Trama: Il Vagabondo, diventato Cercatore solitario, s’avventura nell’Alaska della corsa all’oro. La natura è ostile, l’umanità avida, il sorriso dell’amore sembra negato. In una capanna di assi inchiodate e spifferi di ghiaccio (novant’anni dopo, la citerà Tarantino in The Hateful Eight), il piccolo Cercatore cucina una scarpa e la mangia di gusto; infilza con le forchette due panini e crea, per nient’altro che pura magia, la più prodigiosa scena di danza della storia del cinema; cerca e forse infine trova un equilibrio sull’orlo del baratro: poiché Chaplin “nelle potenzialità del genere umano, continuerà sempre a crederci” (Goffredo Fofi). Capolavoro di comicità assoluta e grande racconto della solitudine, è Il film per cui Chaplin avrebbe voluto essere ricordato. La scelta di condurre il Vagabondo fino alle radici (o fin sul precipizio) della mitologia americana, di stagliare la sua figura solitaria sullo sfondo nevoso della nascita d’una nazione, ne fa un’opera di insuperata, vertiginosa intensità. (Cecilia Cenciarelli) “A parte tutto – a parte gli abiti buffi, i baffetti e gli scarponi – volevo produrre qualcosa che commuovesse la gente. Cercavo l’atmosfera dell’Alaska, con una storia d’amore dolce, poetica, eppure comica. Volevo che il pubblico piangesse e ridesse. Quale che sia la sua opinione su questo film, perlomeno io sarò riuscito a restare fedele alla mia idea originale. Siamo solo all’inizio del cinema e sono fin troppi i produttori che usano l’approccio sbagliato, pensando che il cinema sia un mezzo espressivo affine al teatro invece di essere qualcosa di completamente nuovo. Pensai a quella scena della Febbre dell’oro in cui faccio a pezzi il cuscino e le piume bianche danzano sullo schermo nero. È impossibile da rifare sul palcoscenico! A me è piaciuta più di qualsiasi altra cosa abbia fatto in quel film”. (Charlie Chaplin)
Titolo originale: The Gold Rush
Data di uscita: giugno 1925
Durata: 90’
Anno: 1925
Sceneggiatura e Regia: Charles Chaplin
Nazione: USA
Genere: Commedia, Family
Cast: Charlie Chaplin, Mack Swain, Tom Murray, Henry Bergman, Malcolm Waite, Tom Wood, Kay Desleys, Barbara Pierce, A.J. O’Connor, Art Walker, Daddy Taylor, Margaret Martin, Princess Neela, Frank Aderias, Leona Aderias, E. Espinosa, Ray Morris, Heinie Conklin, Joan Lowell, Albert Austin, Betty Morissey, John Rand, Stanley Sanford, Allan Garcia, Georgia Hale
Produzione: Charles Chaplin Productions
Distribuzione: Cineteca di Bologna

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TRAMA: Presentato al Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs, ci fa conoscere Marta, tredicenne che dopo aver passato dieci con la famiglia in Svizzera, è tornata a vivere a Reggio Calabria, la città natale. Subito si confronta con un mondo sconosciuto diviso tra ansia di consumismo moderno e resti arcaici. Inizia, così, a frequentare il corso di preparazione alla cresima, cercando nella parrocchia le risposte alla sua inquietudine. Incontra don Mario, prete indaffarato e distante che amministra la chiesa come una piccola azienda, e la catechista Santa, una signora un po’ buffa che guiderà i ragazzi verso la confermazione. Ma capirà presto che deve cercare altrove la sua strada. “Dire che ‘Corpo celeste’ è un film sulla chiesa oggi sarebbe rinchiuderlo in un’etichetta molto limitante. La chiesa c’è, c’è quella parrocchia, ci sono i sintomi della sua inadeguatezza rispetto al presente, come accade a Santa la catechista piena però di buone intenzioni e allo stesso parroco con le sue ambiguità, ma sembra anche l’ultimo luogo rimasto in cui trovarsi e ‘inscenare’ il rito collettivo della comunità con cui opporsi all’anonimato. Quel microcosmo racconta il nostro tempo, parla di noi, del presente, è l’Italia in cui viviamo (e non solo) fatta di tv e indifferenza” (Cristina Piccino). “L’intenzione mia e del produttore era quella di fotografare il presente, una realtà della nostra epoca nel Sud, la grande periferia d’Italia. Non ho avuto un’educazione religiosa, avevo però grande curiosità e interesse nello scoprire come funzionava il mondo delle parrocchie e trovavo importante scegliere per il mio primo film un argomento nuovo. Per documentarmi ho frequentato parrocchie, catechisti, riunioni, la giornata della gioventù e…la mia immaginazione non sarebbe mai arrivata a tanto” (note di regia). Il titolo è preso da un libro di Anna Maria Ortese: “Più che una vera e propria ispirazione, il libro della Ortese mi ha fornito uno spunto importante per il percorso di Marta. La ricerca di un sovra-mondo, di uno spazio al di là della realtà”.
Titolo originale: Corpo Celeste
Nazione: Italia, Francia, Svizzera
Sceneggiatura e Regia: Alice Rohrwacher
Distribuzione: Istituto Luce
Genere: Drammatico
Durata: 100’
Anno: 2011
Data di uscita: 20 maggio 2011
Cast: Yile Vianello, Salvatore Cantalupo, Pasqualina Scuncia, Anita Caprioli, Renato Carpentieri, Monia Alfieri, Licia Amodeo, Maria Luisa De Crescenzo, Gianni Federico
Produzione: Amka Films Productions, Jba Production, Tempesta; in collaborazione con Rai Cinema, ARTE France, RTSI Televisione Svizzera, SRG SSR idée suisse
Dopo i saluti della direttrice del dipartimento DIRIUM, Elisabetta Todisco e l’introduzione di Angela Bianca Saponari e Federico Zecca, il film sarà presentato da Steve Della Casa, conservatore del Centro Sperimentale di Cinematografia.
🎻Il film sarà musicato dal vivo da “Il Comitato Centrale”.
Adattamento del racconto Tranquillino dopo la guerra vuol ricreare il mondo, di Vittorio Emanuele Bravetta. Protagonisti sono due fratellini, Tranquillino e Serenetta. Durante la notte i piccoli si alzano e mentre la bambina va a rubare nel vaso della marmellata, il maschietto si dedica alle sigarette di papà. Il fumo provoca a Tranquillino un sogno angoscioso: il mondo è stato distrutto da una terribile guerra e a lui tocca il compito di rifarlo. Le scene successive mostrano Tranquillino che ripercorre gli errori accumulatisi nella storia dell’umanità: ma anche scavando in profondità e addentrandosi negli strati più remoti della storia dell’umanità non riesce a trovare altro che armi e segni di conflitto…

“Il mio film nasce dal bisogno di raccontare una guerra che ha distrutto le nostre case e le nostre vite e di mostrare che, nonostante tutto, anche tra le rovine continuano a fiorire umanità e resilienza.”
🏆 Presentato in concorso al Festival di Locarno 2025 nella sezione Concorso Internazionale
e premiato con il Pardo per la Migliore Regia.
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Il film è una testimonianza del regista che nel 2024, mentre le prime bombe cominciano a cadere sul Libano meridionale, inizia a filmare senza sapere che è solo l’inizio di un conflitto che si è poi esteso per oltre un anno e mezzo.
All’inizio, il suo sguardo è familiare, la macchina da presa riprende la figlia che gioca in giardino immersa tra i petali di rosa. I boati lontani vengono scambiati per i salti del gatto di casa. Ma presto la guerra irrompe nella quiete domestica, e il film si trasforma. Un racconto stratificato, intimo e straziante, che documenta la guerra spesso ignorata nei notiziari internazionali: quella tra Israele e il Libano meridionale, scatenata dal coinvolgimento degli Hezbollah nel conflitto israelo-palestinese dopo il massacro del 7 ottobre 2023. Mentre il mondo stabilisce gerarchie mediatiche tra guerre maggiori e minori, Fahdel restituisce voce e dignità a chi, al di là delle statistiche, vive sotto le bombe.
TRAMA: Una trentina di membri della stessa famiglia scoprono di aver ereditato una casa abbandonata da anni. Quattro di loro, vengono incaricati di fare il punto sulla proprietà. Questi lontani cugini, apparentemente estranei, si ritrovano a condividere luoghi, ricordi e tracce di un passato familiare dimenticato. Tra vecchi oggetti, lettere e fotografie, scoprono l’enigmatica figura di Adèle, un’antenata che lasciò la sua nativa Normandia a soli vent’anni per raggiungere Parigi nel 1895, nel cuore della sua rivoluzione industriale, artistica e culturale. Mentre la casa si rivela custode di segreti e tesori nascosti, il viaggio dei quattro cugini si trasforma in un’esplorazione profonda delle proprie radici e della propria identità. Attraverso il continuo confronto tra il presente e il 1895, quando nascevano la fotografia e l’Impressionismo, si aprono interrogativi sul tempo, sull’eredità e sul senso del progresso. Il passato diventa specchio del presente, e ciò che sembrava dimenticato riaffiora con forza, mettendo in discussione ideali, relazioni e visioni del futuro. Nel suo primo film in selezione ufficiale a Cannes, già campione d’incassi in patria, Cédric Klapisch firma un omaggio alla Parigi di ieri e di oggi, un affresco corale ricco di ironia, commozione e colpi di scena, che ci ricorda come solo la scoperta del passato può farci capire il presente e immaginare il futuro. “Pittori impressionisti e fotografi hanno risposte diverse alla domanda: “Come possiamo lasciare memoria di un dato momento?”. La storia familiare al centro del film si è rapidamente legata a questa domanda sulla rappresentazione della realtà, una domanda che nella Belle Époque ha rivoluzionato la storia dell’arte. Questo ci ha portato a collegare costantemente, attraverso varie epoche, la fotografia e la pittura al destino della famiglia protagonista. Un film che parla direttamente dell’importanza del passato”. (note di regia). Nonostante ciò, il film non è nostalgico, anzi è un’opera dedicata ai giovani che vivono il presente e lo vogliono cambiare, col loro entusiasmo. La sceneggiatura, difatti, non vuole imitarne l’energia, ma tende a celebrarla, offrendo una riflessione decisamente giocosa sulla nozione di modernità, ma anche esprimendo ammirazione per gli artisti e i pionieri di ogni tempo.
Titolo originale: La Venue de l’Avenir
Distribuzione: Teodora Film
Nazione: Francia
Genere: Commedia, Drammatico
Sceneggiatura: Cédric Klapisch, Santiago Amigorena
Cast: Suzanne Lindon, Philippine Leroy-Beaulieu, Cécile de France, Vincent Perez, Vassili Schneider, François Berléand, Julia Piaton, Sara Giraudeau, Vincent Macaigne, Paul Kircher, Zinedine Soualem, Fred Testot, Raïka Hazanavicius, Pomme
Anno: 2025
Durata: 126’
Regia: Cédric Klapisch
Produzione: Ce Qui Me Meut
Data di uscita: 13 novembre 2025