Monthly Archives:gennaio 2022

QUEL GIORNO TU SARAI di Kornél Mundruczó

 


TRAMA

Presentato nella sezione Cannes Première al Festival di Cannes 2021, il film ha aperto in anteprima il Trieste Film Festival 2022, il film, ripercorre le vicende vissute da tre generazioni appartenenti a una famiglia ebrea, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla Berlino di oggi. Si parte dalla tragica nascita di Éva all’interno di un campo di concentramento, per poi attraversare i decenni e giungere fino al nipote Jonas, che oggi conduce la sua esistenza proprio a Berlino, un tempo sinonimo di “inferno” per gli ebrei, in tutta tranquillità all’interno di una società multietnica. Un racconto di come le ferite del passato non siano ancora del tutto sanate in una società che non è ancora pronta ad affrontare ed elaborare i drammi e gli orrori della prima metà del Novecento. Una famiglia che diventa anche spunto di riflessione sulla memoria di una delle più grandi tragedie che ha scosso il mondo intero. Ciò che è presentato sullo schermo è un’operazione molto pensata, complessa e a tratti ostica che rappresenta un’opzione alternativa e insolita per la ricorrenza del Giorno della Memoria: alla ricostruzione storica della tragedia gli autori preferiscono convogliare la meditazione attorno alle ricadute sulla contemporaneità. Girato in tredici giorni, è un film di ricerca, un laboratorio dove si toccano e si mischiano realismo e fiaba, Kammerspiel e allegoria, dramma sociale e virtuosismo registico. Il lungometraggio, diviso in tre episodi ha in Éva è il personaggio centrale, scelto a simboleggiare una speranza che non salta una generazione, porta la testimonianza di quella mano divina che nessuno può vedere, ma di cui alcuni hanno memoria. La trama prova a suggerire che le alleanze empatiche tra le diverse culture potrebbero aiutare a liberare l’Europa dal veleno del suo passato e non smette mai di presentare la tesi su tutti i livelli, assumendosi anche il rischio dell’utopia e che trova un credibile sunto nella frase della protagonista: “Eravamo ebrei quando non potevamo esserlo; ora che possiamo esserlo, non siamo ebrei”.


SCHEDA FILM

Titolo originale:     Evolution

Nazione:      Ungheria, Germania                    

Genere:        Drammatico                             

Durata:         97′                                                                

Anno:       2021   

Regia:      Kornél Mundruczó

Cast:        Lili Monori, Annamária Láng, Goya Rego, Padmé Hamdemir

Produzione: Match Factory Productions, Proton Cinema

Distribuzione:   Teodora Film                                                                                

Data di uscita: 27 gennaio 2022


FELLINI E L’OMBRA di Catherine McGilvray

— Lunedì 24 ore 18.00 – 19.30 – 21.00 e Martedì 25 gennaio solo alle ore 21.00 —

In collaborazione con Istituto Luce Cinecittà 

In occasione del compleanno di Federico Fellini


Federico Fellini è vissuto con un segreto: quello su cui indaga Claudia, una documentarista portoghese, nell’intento di girare un film su di lui. Le tracce sono nel Libro dei Sogni e nel rapporto di Fellini con il dottor Bernhard, suo analista e pioniere dell’analisi junghiana in Italia, senza il quale il capolavoro 8 e ½ non avrebbe visto la luce. Appaiono nelle coincidenze, nelle testimonianze degli amici, nei luoghi cari a Fellini: Roma, Rimini, la casa Torre di Jung a Bollingen. Ma ciò che scopre Claudia è anche un tenero e magico ritratto: la certezza che per Fellini il sogno sia l’unica vera realtà


NOTE DI REGIA

“Fellini  incontra la psicologia analitica di C.G. Jung grazie un terapeuta d’eccezione: l’ebreo tedesco Ernst Bernhard, vera anima nascosta della cultura del secondo dopoguerra a Roma, che intorno agli anni Sessanta ebbe grande influenza su intellettuali e artisti come Giorgio Manganelli, Bobi Bazlen, Natalia Ginzburg, Adriano Olivetti, Luciano Emmer e Vittorio De Seta

Bernhard divenne per Fellini molto più di un semplice analista: un maestro di vita, una guida spirituale che lo sostenne nel suo lavoro di cineasta. Il capolavoro cinematografico 8 ½ nasce proprio in seno alla loro relazione terapeutica; è noto in particolare che la sequenza finale del film, con la passerella riconciliatrice di tutti i personaggi, venne suggerita dall’analista.

È sempre su consiglio di Bernhard che Fellini inizia a trascrivere e disegnare i propri sogni, cosa che farà regolarmente nell’arco di trent’anni. Questa attività di autoanalisi, da lui condotta con grandissimo impegno e serietà, è all’origine del suo monumentale “Libro dei Sogni”, pubblicato per la prima volta nel 2007 e oggi ristampato nel mondo intero. Questo Libro è al tempo stesso un diario onirico e un’opera di creazione straordinaria, parallela ai capolavori cinematografici del Maestro: un labirinto di visioni notturne da percorrere liberamente, seguendo il filo misterioso del suo immaginario. 

Dopo la morte dell’analista, avvenuta nel 1965, l’universo junghiano continua ad essere un riferimento fondamentale per Fellini, come testimoniano il Libro dei Sogni, le interviste e l’autobiografia “Fare un film”, ma anche le sue lettere a Georges Simenon, l’amico scrittore con il quale intrattiene una lunga e appassionata corrispondenza. È Simenon a usare il termine “inconscio creatore” per definire il genio di Fellini, e a consigliargli di continuare a lasciarsi guidare da Jung e dal proprio inconscio nel processo di creazione artistica.

Fellini e l’ombra si propone quindi di raccontare l’inconscio creativo di Fellini, di scandagliare il suo immaginario alla luce della psicologia analitica, facendone affiorare simboli ricorrenti, ossessioni, fantasmi. Non attraverso interviste e testimonianze, ma con gli strumenti della docu-fiction, così da permettere agli spettatori di identificarsi con il soggetto e di seguire questo affascinante percorso dall’interno, in modo non concettuale ma empatico, in un’immersione totale nella visionarietà onirica di Fellini.”

ALIAS

È ANDATO TUTTO BENE di François Ozon

 


TRAMA

Tratto da un romanzo autobiografico di Emmanuéle Bernheim, storica collaboratrice di François Ozon, la cui vita precipita con una telefonata. Il padre ha avuto un ictus e al suo risveglio chiede alla figlia di aiutarlo a morire. A sostenerla in quella missione impossibile ci sono Pascale, la sorella trascurata, e Serge, il compagno discreto. Debole e dipendente dalle sue ragazze, André è un uomo capriccioso ed egoista, incapace di comprendere il dolore che infligge alle figlie, mai amate come era necessario. Tra lucidità e terrore, Emmanuèle e Pascale navigano a vista nel dramma. Come rifiutare al proprio padre la sua ultima volontà? Ma come accettarla? Da bambina Emmanuèle ha sognato tante volte di ‘uccidere suo padre’, un genitore tossico e poco garbato, ma aiutarlo ‘a farla finita’ nella vita reale è un’altra cosa. La narrazione ha un passo a toni leggeri, nonostante il tema trattato. La Marceau nervosa e sempre bellissima è splendida nell’affrontare il suo rapporto con il padre, che anche se malato non perde mai il suo carisma; il suo essere narcisista irresistibile riappare alla fine con prepotenza nello stesso momento in cui sa di poter finire in modo dignitoso la sua esistenza in Svizzera. Ozon, che ha presentato il suo film al 74°Festival di Cannes, è un maestro nel mettere in scena il dramma umano per sottrazione, riuscendo tuttavia a farlo arrivare al suo pubblico. Qui, l’eutanasia è analizzata con un occhio più intimista che politico grazie ad un cast stellare. Se il focus è sui rapporti familiari tipici di una famiglia disfunzionale, un discorso a parte va fatto per la narrazione sul tema suicidio assistito. Lo spettatore segue la difficile strada di Emmanuéle e Pascal verso l’ultimo viaggio in Svizzera. Trama e sceneggiatura toccano le corde giuste, senza mai essere ricattatorie. Ci sono toni inaspettati e si passa dalla sofferenza al sorriso con grande sensibilità. È, in fondo, una vicenda comune; l’inizio di un lungo cammino. Dove il viaggio non è solo fisico.


SCHEDA FILM

Titolo originale:     Tout s’est bien passé

Nazione:       Francia                     

Genere:        Drammatico                             

Durata:         113′                                                              

Anno:       2021   

Regia:      François Ozon

Cast:        Sophie Marceau, André Dussollier, Hanna Schygulla, Charlotte Rampling, Géraldine Pailhas, Grégory Gadebois, Jacques Nolot, Eric Caravaca, Laëtitia Clément

Produzione: Mandarin Films

Distribuzione:   Academy two                                                                             Data di uscita: 13 gennaio 2022


*IL CINEMA RITROVATO* NOSFERATU, EINE SYMPHONIE DES GRAUENS di Friedrich Wilhelm Murnau

Serie DhamPirs 2/2


 — Lunedì 17 gennaio: 17.00 – 19.00 – 21.00 / Martedì 18 gennaio: solo ore 21 —

in collaborazione con la Cineteca di Bologna

Versione Originale restaurata con sottotitoli in italiano

“Nosferatu è un nome malefico che evoca le rosse lettere dell’inferno –  le sue sillabe sinistre, ‘fer’, ‘eratu’ e ‘nos’, hanno echi rossastri e terrificanti come il film in questione (che palpita di angoscia), un capolavoro dell’horror e dell’incubo”. (Jack Kerouac, “New Yorker Film Society Notes”, 9 gennaio 1960)


Cent’anni fa, luglio del 1921, cominciavano in Germania le riprese di uno dei più leggendari incubi della storia del cinema, il cui destino sarebbe stato pieno di vicissitudini. Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau sanciva, due anni dopo Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, la grande stagione dell’espressionismo cinematografico tedesco: l’incubo, la deformazione, la paura entrano nel cinema per tramite di un paese piegato dalla sconfitta bellica, dalla repressione dei moti spartachisti e dalla crisi economica, con le ombre del nazismo che si addensano sempre più. Dietro Nosferatu c’è una produzione minuscola e misteriosa. All’origine c’è un’idea dello scenografo e architetto Albin Grau che, soldato in Serbia nella Prima guerra mondiale, è affascinato dalle leggende locali di vampiri. Tornato in patria incontra il produttore Enrico Dieckmann, come lui appassionato di paranormale, e nasce l’idea di creare un filone che incarni «uno stile cinematografico nuovo, la cui natura risieda nel mondo dell’occulto e del fantastico». La casa creata ad hoc, la Prana film, si richiama nel nome allo spiritualismo indiano. Nosferatu sarà la sua unica produzione.

TRAMA

La vicenda è ispirata al romanzo Dracula di Bram Stoker del 1897, ma per non pagare i diritti gli avventurosi produttori commissionano allo sceneggiatore Henrik Galeen un vero e proprio apocrifo, cambiando i nomi dei personaggi: Hutter, un giovane agente immobiliare arriva in un paesino sui Carpazi dove viene vampirizzato dal Conte Orlok e segregato in una stanza. Il conte poi parte rinchiuso in una bara ricoperta di terra infestata dalla peste. Quando Hutter riesce a fuggire scopre che Orlok si è trasferito nella sua città. Tra le sue vittime anche Ellen, la moglie dell’agente immobiliare, che troverà il modo di liberare il mondo dal vampiro e dalla peste, trattenendo Orlok con sé fino all’alba.

SCHEDA FILM

Nosferatu, Eine Symphonie des Grauens

Germania/1921

di Friedrich Wilhelm Murnau

Durata: 95′

Soggetto: da un’idea di Albin Grau e dal romanzo Dracula di Bram Stoker.

Sceneggiatura: Henrik Galeen.

Fotografia: Fritz Arno Wagner.

Montaggio: Friedrich W. Murnau.

Scenografia e costumi: Albin Grau.

Musica: Hans Erdmann.

Interpreti: Max Schreck (conte Orlok/Nosferatu), Greta Schröder (Ellen Hutter), Ruth Landshoff (Ruth), Gustav von Wangenheim (Hutter), Alexander Granach (Knock), Georg Heinrich Schnell (Harding), John Gottowt (professor Bulwer), Gustav Botz (professor Sievers), Max Nemetz (capitano). Produzione: Enrico Diekmann, Albin Grau per Prana.

Copia restaurata da Luciano Berriatúa per conto di Friedrich-Wilhelm-Murnau-Stiftung.

Ricostruzione delle musiche originali di Hans Erdmann realizzata da Berndt Heller- Musiche eseguite dalla Rundfunk-Sinfonieorchester Saarbrücken diretta da Berndt Heller

APPROFONDIMENTI

*IL CINEMA RITROVATO* VAMPYR di Carl Theodor Dreyer

Serie DhamPirs 1/2


 — Lunedì 10 gennaio: 18.00 – 19.30 – 21.00 / Martedì 11 gennaio: solo ore 21 —

in collaborazione con la Cineteca di Bologna

Versione Originale restaurata con sottotitoli in italiano


“Con Vampyr, volevo creare sullo schermo un sogno in stato di veglia, e mostrare che l’orrore non risiede nelle cose intorno a noi
ma nel nostro subconscio” (Carl Th. Dreyer)

(Francia-Germania/1932) di Carl Theodor Dreyer

Soggetto: da Carmilla e altri racconti di Joseph Sheridan Le Fanu. Sceneggiatura: Carl Theodor Dreyer, Christen Jul. Fotografia: Rudolf Maté, Louis Née. Montaggio: Tonka Taldy. Scenografia: Hermann Warm, Cesare Silvagni. Musica: Wolfgang Zeller. Interpreti: Julian West [barone Nicolas de Gunzburg] (David ‘Allan’ Gray), Henriette Gérard (Marguerite Chopin, il vampiro), Jan Hieronimko (il dottore), Maurice Schutz (il castellano), Sybille Schmitz (Léone), Rena Mandel (Gisèle), Albert Bras (il domestico), N. Babanini (sua moglie), Jane Mora (l’infermiera). Produzione: Carl Theodor Dreyer, barone Nicolas de Gunzburg per Carl Theodor Dreyer Film Production, Tobis-Melofilm GmbH. Durata: 73’

Restaurato da Deutsche Kinemathek e Cineteca di Bologna in collaborazione con ZDF/ ARTE e Det Danske Filminstitut, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata.
Musiche di Wolfgang Zeller, restaurate da Timothy Brock ed eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna da lui diretta


Liberamente ispirato ad alcuni racconti di Sheridan Le Fanu, primo esperimento di Dreyer con il sonoro, Vampyr ha marchiato a fuoco l’immaginario horror e fantastico fin dalla sua uscita nel 1932. Mai distribuito ufficialmente in Italia, di difficile reperibilità anche per la fruizione “domestica”, il capolavoro di Dreyer arriva così per la prima volta nei cinema nella sua edizione definitiva, grazie ad un attento e capillare lavoro di ricostruzione operato sui materiali e sulle versioni disponibili, finalmente riportando il sonoro e le musiche ad una definizione che rende piena giustizia al film, ponendosi come punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi appassionato di cinema.

 
Vampyr è un film horror, un film fantastico, un film di vampiri: in questo senso, è l’origine più nobile (e più conturbante) di un genere destinato, come i suoi protagonisti, a vita immortale – basti pensare al successo letterario cinematografico e alla fascinazione globale che ancora esercitano, soprattutto sulle giovani generazioni, le figure vampiresche. “E quando fu sul ponte, gli vennero incontro i fantasmi”: da qui, da una delle frasi più celebri del cinema tutto, parte la strana avventura del giovane protagonista, David Gray, che solo in un paese straniero (forse un sogno, forse il suo inconscio), immerso in un eterno crepuscolo, dovrà affrontare segnali malefici, ombre ambigue, misteriose morti, indecifrabili personaggi per trionfare sull’occulto, invisibile Vampiro e poter tornare alla luce e all’amore.
 
TRAMA

Il giovane Allan Gray, vagando senza meta per le sue ricerche sul soprannaturale, giunge al villaggio di Courtempierre e decide di passare la notte in una tetra locanda del posto. Durante la notte viene a visitarlo un vecchio signore in abito da camera che, senza dare spiegazioni, lascia a Gray un pacchetto, scrivendo sull’involucro che dovrà essere aperto solo dopo la sua morte. Subito dopo, l’uomo lascia la stanza di Gray e scompare. Il giovane si mette sulle tracce del misterioso personaggio. Uscendo dalla locanda, incontra delle ombre antropomorfe che gli indicano la strada. Seguendole, Gray giunge ad un cadente edificio, un maniero apparentemente disabitato, ma in realtà popolato da strane presenze illusorie ed oscure. Lasciato l’edificio, Gray prosegue il suo cammino fino a raggiungere una grande ed austera casa di campagna, all’interno della quale vedrà lo stesso uomo che nottetempo era apparso nella sua stanza alla locanda.
Non appena Gray riconosce il vecchio signore, l’ombra di un uomo che imbraccia un fucile si profila su una parete all’interno della casa: sparandogli un colpo alle spalle, il cecchino sconosciuto ferisce gravemente il vecchio e Gray si precipita in casa, insieme ad alcuni domestici, per soccorrere la vittima. Li raggiungerà anche Gisèle, la figlia del ferito, ma per quest’ultimo non ci sarà niente da fare e morirà rapidamente. Alla morte dell’uomo, Gray apre il pacchetto che questi gli aveva consegnato la notte precedente. All’interno c’è un libro del 1820: “La strana storia dei vampiri”, di Paul Bonnant. Gray viene invitato a rimanere per la notte. Gisèle allora gli rivela che in casa è presente anche sua sorella Léone, gravemente malata. Grazie alla lettura di alcuni brani del libro di Bonnant, Gray intuisce che Léone è sotto la malefica influenza di un vampiro, ma con l’arrivo in casa di un ambiguo dottore, la situazione precipiterà in un susseguirsi di eventi oscuri e allucinatori.