Monthly Archives:settembre 2022

#PASOLINI100 – APPUNTI PER UN’ORESTIADE AFRICANA

Lunedì 03 ottobre: 17.30 – 19.15 – 21.00

Martedì 04 ottobre: solo ore 21.00

Versione Originale restaurata in 4k dalla Cineteca di Bologna

La proiezione è preceduta da un contributo video di Marco Antonio Bazzocchi, critico letterario e saggista


TRAMA: Dalla Tanzania all’Uganda, Pier Paolo Pasolini percorre l’Africa cercando i corpi e i luoghi per un film in forma di ‘film da farsi’, liberamente ispirato alla trilogia dell’Orestiade di Eschilo. L’Africa, che negli anni Sessanta stava dolorosamente uscendo da secoli di colonialismo, è vista da Pasolini come lo spazio di un processo di metamorfosi dal mondo arcaico alla modernità, dove l’irrazionalità primigenia deve coesistere con il “nuovo mondo della ragione”. È la voce dello stesso Pasolini a guidare lo spettatore in un itinerario filmico che assume una natura eterogenea e ‘impura’ di saggio per immagini, analisi antropologica e diario di viaggio, con squarci visionari e poetici. Le immagini girate dal poeta-regista sui “silenzi profondi e paurosi” dell’Africa si confrontano a violente sequenze documentarie sulla guerra del Biafra, a un esperimento musicale con Gato Barbieri “nello stile del jazz”, a brani di rituali primitivi funebri o gioiosi.

Nel corso della lavorazione di Appunti per un film sull’India, Pasolini progettò di allargare il discorso sui temi della religione e della fame e sui problemi dei paesi del Terzo Mondo, girando episodi che rappresentassero alcune realtà, come quelle dei paesi africani, dei paesi arabi, dell’America Latina e dei ghetti neri nordamericani.  Tale progetto si rivelò di impossibile realizzazione, anche per difficoltà di produzione. Rimasero ampi spezzoni di pellicola, gli Appunti per un poema sul Terzo Mondo e la sceneggiatura de Il padre selvaggio (1962) , in seguito pubblicata nel 1975 da Einaudi.

Parlando con Jean Duflot di questa ipotesi di un film sul Terzo Mondo  [Pier Paolo Pasolini. Il sogno del centauro, Roma 1983, ora in Saggi sulla politica e sulla società,a cura di W. Siti e S. De Laude, “Meridiani” Mondadori, Milano 1999, p.1509], Pasolini precisò: «Questo è un progetto che non ho mai abbandonato del tutto. Anzi, credo proprio di tenerci molto. In quale forma poi lo realizzerò ancora non lo so bene. […] Quel film dovevo girarlo in diversi paesi del Terzo Mondo […] Era quindi una sorta di documentario, di saggio…. Non lo potevo concepire che in questa forma. Ma allora a chi lo avrei destinato, se non alle poche élites politicizzate che si interessano ai problemi del Terzo Mondo? Per estendere questo pubblico prevedibile, avrei dovuto fare un film “giornalistico”. È difficile trattare un argomento del genere in tutta tranquillità, sia sul piano ideologico che politico. Penso che ai marxisti ufficiali certe verità non sarebbero state del tutto gradite. Anche i contestatori a loro volta vi avrebbero trovato materia di controversia».

Se il film nella sua interezza non vedrà mai la luce, Pasolini girò però per la televisione italiana un documentario di sessantatre minuti, Appunti per un’Orestiade africana, del quale dirà Moravia: «[…] è uno dei più belli di Pasolini. Mai convenzionale, mai pittoresco, il documentario ci mostra un’Africa autentica, per niente esotica e perciò tanto più misteriosa del mistero proprio dell’esistenza, coi suoi vasti paesaggi da preistoria, i suoi miseri villaggi abitati da un’umanità contadina e primitiva, le sue due o tre città modernissime già industriali e proletarie. Pasolini “sente” l’Africa nera con la stessa simpatia poetica e originale con la quale a suo tempo ha sentito le borgate e il sottoproletariato romano».

Scheda della Cineteca di Bologna


SCHEDA DEL FILM

Classificazione: Per tutti

Genere: Documentario                                       

Durata:         73′                     

Anno:       1970

Soggetto/Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini                

Commento: Pier Paolo Pasolini.

Fotografia: Pier Paolo Pasolini, Giorgio Pelloni, Mario Bagnato, Emore Galeassi.

Montaggio: Cleofe Conversi.

Musica: Gato Barbieri, eseguita da Gato Barbieri (sax), Donald F. Moye (batteria), Marcello Melio (basso) e cantata da Yvonne Murray e Archie Savage.

Produzione:  Gian Vittorio Baldi per IDI Cinematografica.

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                     

Data di uscita: 29 novembre 1975


MOONAGE DAYDREAM di Brett Morgen

— IN PROGRAMMAZIONE —

Solo ore 21.00

Versione originale con sottotitoli in italiano


TRAMA: Presentato Fuori concorso al Festival di Cannes 2022 dal regista candidato al premio Oscar Brett Morgen, autore di Cobain: Montage of Heck, qui realizza un’esperienza cinematografica immersiva; un’odissea spaziale audiovisiva che non solo illumina l’eredità enigmatica di David Bowie, ma rappresenta anche una guida per condurre una vita soddisfacente e significativa nel ventunesimo secolo. Non è un documentario. È un’esperienza cinematografica senza limiti di genere basata su una delle rockstar mondiali più iconiche di tutti i tempi, destinata ad essere uno dei momenti culturali più importanti dell’anno. Il film ha il pieno sostegno della David Bowie Estate e contiene molti dei suoi brani più importanti, oltre a filmati di concerti mai visti prima d’ora. Un film visivamente eccelso che tralascia il canonico racconto della vita dell’autore inglese per focalizzarsi sulla sua poetica e filosofia. Le più classiche sequenze tratte da concerti e interviste sono presenti, ma quello che fa Morgen è utilizzarli per sviscerare la mente del protagonista e accompagnarci nella sua straordinaria testa. La pellicola è sostanzialmente un delicato racconto sulla natura dell’uomo e del reciproco rapporto di questa con l’arte, un rapporto indissolubile essendo l’arte espressione più pura della natura umana. Un documentario visivamente spettacolare orchestralmente diretto da un ispiratissimo Brett Morgen che utilizza montaggio e luci per riproporre l’istrionismo e l’ecletticità dell’uomo raccontato nella pellicola. Bowie era autore a tutto tondo, una figura in continua ricerca di qualcosa, un qualcosa che sapeva ritrovare nelle forme più disparate di arte. Durante il corso del documentario lo vedremo scolpire, dipingere e perfino recitare a teatro. Regia e montaggio sono abili ad utilizzare questa particolare connotazione del Duca bianco per riproporre inserti che citano e ripresentano le più grandi opere della storia dell’uomo, tramutando, a tratti, l’intento conoscitivo dell’autore in una e vera propria riscoperta di queste.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale Moonage Daydream

Nazione:   USA

Genere: Musicale, Biografico                           

Regia: Brett Morgen

Durata:         140 ‘                                              

Anno:       2022

Cast:        David Bowie

Produzione: BMG, Live Nation Productions, Public Road Productions

Distribuzione: Universal Pictures                    

Data di uscita: 26 settembre 2022


 

I FIGLI DEGLI ALTRI di Rebecca Zlotowski

— IN PROGRAMMAZIONE —

17.00 – 19.00

Solo e soltanto Martedì 04.10 (17.00/19.00) il film sarà proiettato in Versione Originale sottotitolata in italiano


TRAMA: La quarantenne Rachel non è mamma, ma figlia, sorella di una donna incinta, professoressa di ragazzi che con fare incerto compiono i primi passi nel mondo degli adulti, e compagna di un uomo che padre lo è già. Il suo è un piccolo mondo che ruota attorno a un desiderio materno che sembra non realizzarsi; eppure tutto intorno a lei rimanda a quel ruolo di mamma che senza accorgersi la donna ricopre in molteplici forme e sfumature; quelle di Rachel sono pennellate che lei stessa compie con fare ingenuo e istintivo, lasciando segni in studenti in difficoltà, e crescendo come propria la piccola Leila, frutto del primo amore del suo attuale compagno Alì. Ne consegue un dipinto quanto mai attuale, che con fare elegante e allo stesso tempo semplice – ma mai banale – riflette una continua lotta interiore tra lo slancio materno e l’accettazione di sentirsi solo e semplicemente la custode dei figli degli altri. Questa nuova esplorazione della figura femminile a cui si dedica Zlotowski nasce da una profonda esperienza personale e dal desiderio di regalare su schermo, una narrazione protagonista a un personaggio da secoli rimasto al margine: la matrigna. Il film allarga il focus su una generazione di donne – anche quelle che verranno – per cui la maternità è stata a lungo un’ingiunzione. Non ci sono verità assolute, ma emerge una forte ideologia, il desiderio di gridare che l’essere donna può comprendere la maternità, ma che l’esperienza di questa può essere fatta anche tramite la cura e l’ascolto che offriamo a chi ci sta intorno, che diventa famiglia senza nessuna forzatura di sorta. Solo una donna poteva raccontare una storia così con tanta delicatezza e rigore. Raccontare la dura lotta con lo stigma della maternità ad ogni costo. L’angolazione scelta dalla regista è trasversale e lei stessa non prende apertamente posizione sul tema. Il film è tenero come la piccola Leila, anche se non mancano spunti drammatici. Rachel riesce immediatamente a creare un legame con lo spettatore. Sentita. Empatica. Si ama con lei. Si soffre. E poi nuovamente carichi di speranza.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:  Les enfants des autres

Nazione:   Francia

Genere: Drammatico, Commedia                   

Regia: Rebecca Zlotowski

Durata:  104′                                                 

Anno:       2022

Cast:   Virginie Efira, Roschdy Zem, Chiara Mastroianni, Mireille Perrier, Frederick Wiseman, Henri-Noël Tabary.

Produzione: Les Films Velvet

Distribuzione: Europictures                              

Data di uscita: 22 settembre 2022


#PASOLINI100 – PORCILE

Lunedì 26 settembre: 17.00 – 19.00 – 21.00

Martedì 27 settembre: solo ore 21.00

Versione Originale restaurata dalla Cineteca di Bologna

Film vietato ai minori di anni 18


TRAMA: Due storie parallele, una semipreistorica e l’altra moderna, vedono alternarsi le vicende di un ragazzo nato alle falde di un vulcano che vive nutrendosi di rettili e insetti, che incontra un soldato e lo uccide per poi mangiarlo; l’altra ha per protagonista il giovane figlio di un industriale tedesco che rifiuta le avances della fidanzata perché morbosamente invischiato in rapporti con dei porci, che finiranno per sbranarlo. La “morale” sta nell’immutabile costituzione della società, porcile che distrugge e divora i propri figli ribelli.

“So io quello che ho dato di me per fare Porcile: un film povero, girato in un mese, con una cifra irrisoria. È stato meraviglioso, si capisce. Perché l’esprimersi – anche attraverso i disagi più angosciosi – è sempre meraviglioso. E poi, ci sono le avventure umane della lavorazione, il cui valore nulla poi può togliere: come amori di un giorno, subito lontani ma indelebili; ci sono i rapporti con gli attori – il disperato Pierre Clémenti, l’angosciato Jean-Pierre Léaud – per cui lavorare era come per dei bambini sperduti l’essere accarezzati dalla madre; lo smarrito Lionello, che con una volontà struggente ha vinto le impossibilità del suo ruolo, riuscendo gioiosamente vittorioso; l’adorabile Anne Wiazemsky, sempre perfetta e invulnerabile, lei, come una preziosa bestia di razza (o come Marco Ferreri); Ninetto – Ninetto Davoli – che per la prima volta, nella sua esperienza un po’ comica di ‘attore per forza’, ha avuto coscienza di quello che faceva, e ha recitato l’ultima scena con le lacrime agli occhi; e Tognazzi, infine, uno degli uomini più buoni e intelligenti che io abbia conosciuto. E poi le avventure naturali. Credo che nessuno abbia mai patito tanto freddo come noi, prima sull’Etna, con vento, nebbia, neve, pioggia, e poi in gennaio in una villa veneta neoclassica vicino a Padova, che deve essere gelida anche d’estate… Lì la forza delle cose era una forza interiore: eravamo dominatori della tanto difficile e imprendibile realtà, che recalcitrava maledettamente, ma solo sul suo livello pragmatico! Come era dolce possederla, cioè essere fusi con essa! Ecco, ora il film è finito, è alle mie spalle. Lo considero il più riuscito dei miei film, almeno esteriormente, se il mio atteggiamento verso cose e casi tanto brucianti non aveva potuto essere che contemplativo. (Pier Paolo Pasolini, 1969).

«Il contenuto politico esplicito del film ha come oggetto, come situazione storica, la Germania. Ma non parla della Germania, bensì del rapporto ambiguo tra vecchio e nuovo capitalismo. La Germania è stata scelta in quanto caso limite. Il contenuto politico implicito del film è una disperata sfiducia in tutte le società storiche. Dunque anarchia apocalittica. Essendo così atroce e terribile il «senso» del film, non potevo che trattarlo: a) con distacco, quasi contemplativo; b) con umorismo. Son certo che qualcuno mi chiederà “Ma questo film è autobiografico?”. “Ebbene, sì – risponderei a chi mi facesse questa domanda -, sì, il film è autobiografico se non altro in quanto la mia autobiografia mi ha portato prima a concepirne l’orrore e poi ad esprimerlo con distacco e umorismo.». (Pasolini, Note su Porcile, 1969)


SCHEDA DEL FILM: 

Classificazione: Vietato ai minori di anni 18

Genere:  Drammatico                                                      

Durata:  98                      

Anno: 1969

Soggetto/Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini

Cast:                I episodio: Pierre Clementi (primo cannibale), Franco Citti (secondo cannibale), Luigi Barbini (il soldato), Ninetto Davoli                                   (Maracchione, il testimone dei due episodi), Sergio Elia (un domestico).

                         II episodio: Jean-Pierre Léaud (Julian), Alberto Lionello (Klotz, il padre), Margherita Lozano (Madame Klotz, la madre,                                       doppiata da Laura Betti), Anne Wiazemsky (Ida), Ugo Tognazzi (Herdhitze), Marco Ferreri (Hans Günther, doppiato da Mario                         Missiroli), Ninetto Davoli.

Produzione:  Gian Vittorio Baldi per IDI Cinematografica/ I Film dell’Orso, CAPAC Filmédis

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                       

Data di uscita: 30 agosto 1969

Il film “Porcile” al Festival di Venezia 1969

Quinlan – Porcile, recensione 


 

 

#PASOLINI100 – II parte

CALENDARIO PROIEZIONI

Per ogni proiezione sarà disponibile al botteghino scheda film e relativa recensione


 

In collaborazione con la Cineteca di Bologna
 

Questo il programma dettagliato

dei film restaurati dalla Cineteca di Bologna

e ripresentati in sala, nel centenario della nascita

di Pier Paolo Pasolini.

GIORNI D’ESTATE di Jessica Swale

 


TRAMA: Alice, una scrittrice indipendente ed esperta di folklore, che conduce una vita solitaria tra le scogliere a picco sul mare nell’Inghilterra meridionale. Siamo negli anni della Seconda guerra mondiale e Alice ha deciso di isolarsi nel suo studio, lontano dai bombardamenti, per dedicarsi ai miti, analizzandoli in un’ottica scientifica e cercando di sfatarli per negare l’esistenza della magia. La donna trascorre le sue giornate da sola ed è perseguitata da una storia d’amore del passato, da quando è finita, infatti, non ha più aperto il suo cuore a nessuno. Un giorno le viene affidato un giovanissimo sfollato londinese di nome Frank, dopo che la città è stata bombardata, ma vede il ragazzo solo come un ostacolo ai suoi studi e alle sue ricerche. Giorno dopo giorno, però, i due si renderanno conto di aver più cose in comune nel loro passato e la scrittrice rimarrà colpita dall’innocenza e dalla curiosità di Frank, che risveglieranno in lei un istinto materno che credeva aver sepolto per sempre dopo la fine della sua relazione. Narrazione molto introspettiva, riesce a farsi agilmente spazio nei cuori delle persone. Una storia in parte realistica e in parte fantastica, dà vita a miti e leggende, mentre sullo sfondo c’è la guerra. Un contrasto particolare, che insegna come i sogni possono vincere sul male. L’uso dolce dei colori abbraccia il tutto, riesce a far entrare totalmente lo spettatore nella scena e nella vicenda. La fotografia di Laurie Rose sfrutta al meglio i luoghi esterni e la natura, che danno alla pellicola un carattere fiabesco, contrapposto alla dura vita in guerra. Con i personaggi si empatizza facilmente: tutti caratterizzati molto bene, grazie anche a piccole scenette che rivelano i loro modi di fare. L’opera prima di Jessica Swale porta in scena una storia al confine tra l’immaginazione e la realtà, tra la terra e il cielo, lì dove si trova Summerland.


SCHEDA FILM

Titolo originale:  Summerland

Nazione:   Gran Bretagna

Genere: Drammatico, Sentimentale              

Regia: Jessica Swale

Durata:         102′                                                 

Anno:       2020

Cast:      Gemma Arterton, Gugu Mbatha-Raw, Penelope Wilton, Tom Courtenay, Lucas Bond, Dixie Egerickx, Siân Phillips, Amanda Root, Jessica Gunning, David Horovitch, Martina Laird.

Produzione: Iota Films, Shoebox Films

Distribuzione: Movies Inspired                                 

Data di uscita: 25 agosto 2022


LAS LEONAS di Chiara Bondi’ e Isabel Achaval

 

Presentato al Festival di Venezia, Giornate degli Autori nella sezione Notti veneziane


TRAMA: Docufilm prodotto da Nanni Moretti ci porta nel campo di calcio Vis Aurelia, a Roma, dove si disputa, a distanza dall’attenzione dei tornei maggiori, un campionato amatoriale di calcio femminile a otto. Le giocatrici che militano nelle sei formazioni in gara provengono da ogni parte del mondo. In prevalenza sono sudamericane – e per questo l’evento sportivo viene seguito con passione dalla web radio Vox Mundi (con conduttrici di lingua spagnola, che le chiamano “mujeres luchadoras”, donne che lottano) – ma arrivano anche da Capoverde, Cina, Marocco, Moldavia. L’obiettivo di Isabel Achával e Chiara Bondì si concentra su sette di loro, inoltrandosi con successo e discrezione nelle loro origini, in ascolto di aspirazioni e rinunce.  Elvira (Paraguay), ha 48 anni, ecuadoriana, 200 chilometri in bici ogni settimana come donna delle pulizie, in Italia da 22 anni e ancora senza permesso di soggiorno. Bea (Club Colombia) viene dal Perù: 36 anni, oggi tata, ex badante e domestica. Vania (Paraguay) a Capoverde, dov’è nata, ha giocato come professionista, 37 anni, da 8 in Italia, che spera di lasciare per raggiungere la famiglia negli USA. Joan, peruviana, 34 anni, “la recojida”, cioè “adottata” da due amiche con cui vive, insieme alla bambina di una di loro, infanzia difficile e schiena distrutta, gioca per le Peruanas en Roma. Stessa squadra di Melisa, peruviana, 38 anni e in Italia da 2, fa da badante al novantenne Enzo, è partita dal suo Paese per sfuggire ai debiti. Siham, donna delle pulizie, 44 anni, in Italia da 17, fanatica di calcio, gioca nel Paraguay e ha lasciato in Marocco una società maschilista che non la accetta. Ana in Moldavia sognava il professionismo, ama il pallone da sempre e oggi nella Estrellita Juvenil, in Italia da 16 anni e oggi assistente educatrice. “La prima volta che le abbiamo viste giocare ci è sembrato che sul campo di calcio accadesse qualcosa di speciale. Il contrasto tra la fatica del lavoro, la solitudine di vivere in un Paese straniero, lontano dai propri familiari e l’adrenalina, la forza che emerge giocando a calcio, ci è sembrato da subito molto forte. Questo è stato il punto di partenza del nostro film che punta a valorizzare la forza che queste donne tira fuori nella propria vita come accade anche, in un certo senso, correndo dietro la palla. Ecco che il campo di calcio si trasforma in una metafora delle loro esistenze“.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:  Las Leonas

Nazione:   Italia, Argentina

Genere: Documentario               

Regia: Chiara Bondi’, Isabel Achaval

Durata:         80′                             

Anno:       2020

Produzione: Sacher Film in collaborazione con Rai Cinema

Distribuzione: Academy Two    

Data di uscita: 15 settembre 2022

Il Messaggero


CRIMES OF THE FUTURE (2022) di David Cronenberg

 

Film vietato ai minori di anni 14


TRAMA: Il film con cui Cronenberg torna al cinema a otto anni da Maps to the Stars è ambientato in un futuro imprecisato, dove i disastrosi effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici hanno modificato il corpo degli esseri umani, adesso in grado di attuare continue mutazioni. L’ex chirurga Caprice sfrutta la capacità del suo compagno Saul Tenser di sviluppare nuovi organi per realizzare delle performance artistiche di rimozione chirurgica, in cui la coppia mostra pubblicamente la metamorfosi interna dell’uomo. Spettacoli d’avanguardia che attirano l’attenzione di Timlin, investigatrice del Registro Nazionale degli Organi, ma anche di un sospetto gruppo sovversivo il cui scopo è portare l’umanità al prossimo stadio evolutivo.

Colpisce come si possa individuare con una certa precisione il germe del nuovo film di Cronenberg, l’omonima opera del 1970, dal momento che l’intera poetica del regista sembra in qualche modo condensata nel Crimes of the Future del 2022, come se fosse una sorta di manifesto del cinema del corpo, sebbene non programmatico ma ex post – cioè una definizione dello spirito di quello che è stato. Come in Crash, per esempio, anche qui troviamo un legame sessuale che si instaura tra piacere e dolore. Come in eXistenZ, il progresso tecnologico si fa organico, in una sorta di continuità tra corpo e macchina. Come in Inseparabili, la “bellezza interiore” ha un’accezione non fisiologica. Come in Videodrome, dove il potere mediatico si rifletteva sulla stessa materia cerebrale, il punto è sempre lo stesso: parlare della trasformazione, tanto sociale quanto fisica, della “nuova carne” e dove scegliere diventa la parola chiave di tutta la trama.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:  Crimes of the Future

Nazione:   U.S.A.

Genere: Fantascienza                 

Regia: David Cronenberg

Durata:   147′                                                 

Anno:       2020

Cast:      Viggo Mortensen, Léa Seydoux, Kristen Stewart, Scott Speedman, Tanaya Beatty, Lihi Kornowski, Denise Capezza, Don McKellar, Yorgos Karamihos, Nadia Litz, Yorgos Pirpassopoulos, Welket Bungué, Ephie Kantza, Jason Bitter.

Produzione: Argonauts, Bell Media, Canadian Broadcasting Corporation, Coficiné, Ekome, Ingenious Media Ingenious Media, Serendipity Point Films, The Harold Greenberg Fund, Téléfilm Canada, Wiffle Films.

Distribuzione: Lucky Red                                

Data di uscita: 25 agosto 2022


*IL CINEMA RITROVATO* – VIDEODROME di David Cronenberg

 

 


In collaborazione con la Cineteca di Bologna

Restaurato in 4K nel 2022 da Arrow Films con la supervisione di James White e James Pearcey presso il laboratorio Silver Salt, a partire dal negativo camera originale 35mm ed elementi intermedi conservati da NBC Universal.

Restauro approvato da David Cronenberg.


TRAMA: Direttore di un canale di una TV privata, specializzatasi nel genere porno, Max Renn capta un giorno uno strano programma, in cui si possono vedere torture ed assassini. E’ un tecnico della stazione che é riuscito nella impresa di trovare le relative immagini, che sono prodotte per il programma intitolato “Videodrome” – emesso, a quanto poi si saprà, da Pittsburg – nel quale figura come conduttore un certo Brian. Ma Brian, come Max, affascinato e sconvolto, accerterà in prosieguo, è morto da tempo: é solo un nastro che lo presenta e così, grazie anche alla figlia di costui – Nicky – Max verrà immesso in un delirio di allucinazioni e poi di delitti, dovuti alla dittatura ipnotica che Barry Convex, il direttore di Videodrome, esercita su di lui come su altri.

Videodrome è a tutti gli effetti il ‘manifesto’ del cinema di Cronenberg: un film paradigmatico, pluristratificato e scioccante. Sconvolgente come un’allucinazione, lucido e denso come un saggio teorico sul mondo mass-mediale in cui ci è dato di vivere. Raramente il cinema ha portato così in profondità la riflessione su se stesso, sul proprio senso, sul suo rapporto con gli altri media e con il corpo degli spettatori. […] Cronenberg riflette sull’intossicazione iconica derivata dal consumo di immagini televisive e sulle modificazioni fisiche e antropologiche che la diffusione della Tv sta apportando all’apparato percettivo umano. Videodrome ha cioè la forma inquietante di un’interrogazione problematica sulla natura riproduttiva delle immagini e sul rapporto di ambivalente fascinazione e repulsione che l’occhio umano prova di fronte ai propri sogni e ai propri incubi reificati e incessantemente riprodotti sullo schermo della Tv”. (Gianni Canova)


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:  Videodrome

Nazione: Canada                                                          

Genere: Fantascienza

Regia: David Cronenberg                                  

Durata:         87′                                                                

Anno:       1983

Cast:               James Woods, Sonja Smits, Deborah Harry, Peter Duorsky, Leslie Carlson, Harvey Chao, Bob Church, Jack Creley, David Bolt, Lally Cadeau, Jayne Eastwood, Henry Gomez, Lynne Gorman, Kay Hawtrey, Julie Khaner, Sam Malkin, Reiner Schwarz, David Tsu Bouchi

Produzione:  Claude Heroux Film Plan International

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                      

Data di uscita: 4 febbraio 1983 (U.S.A.)


Scheda d’approfondimento

Calendario uscite de IL CINEMA RITROVATO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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