Monthly Archives:luglio 2026

L’HANGAR ROSSO di Juan Pablo Sallato

— IN PROGRAMMAZIONE —

17.30 – 19.15 – 21.00


 || Lunedì 20.07 il film non verrà proiettato ||

|| Solo martedì 21.07 il film viene proiettato in Versione Originale con Sottotitoli in italiano ||


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TRAMA: Cile, 11 settembre 1973, colpo di stato militare. Il capitano Jorge Silva, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica, viene incaricato di trasformare l’Accademia in cui sta addestrando i giovani cadetti in un centro di detenzione e tortura. Mentre gli hangar si riempiono di prigionieri e la repressione diventa sempre più brutale, Silva si ritrova a un bivio: obbedire agli ordini e appoggiare il nuovo regime, o disobbedire e aiutare chi lotta per sopravvivere? Ispirato a fatti realmente accaduti e girato con stile asciutto e preciso, L’Hangar Rosso è un thriller politico teso e avvincente, un dramma umano di straordinaria intensità che esplora il conflitto morale di uomini intrappolati negli ingranaggi del potere nel momento in cui la Storia li costringe a scegliere da che parte stare«L’Hangar Rosso è un film sulla disobbedienza. Parla di un uomo addestrato a obbedire, che si trova di fronte all’esatta soglia in cui gli ordini si trasformano in crimini. Volevo filmare la reclusione, non solo quella fisica, ma quella etica. La macchina da presa attraversa corridoi in cui i non detti risuonano più forte delle urla. Non ci sono eroi. Solo uomini intrappolati tra la logica militare e il peso della propria coscienza. Il film offre uno sguardo dall’interno: un thriller sobrio, in bianco e nero, dove la tensione non risiede nel colpo di stato in sé, ma nei secondi che precedono la decisione di farne o meno parte» (note di regia). Tratto dalla cronaca autobiografica Disparen a la bandada di Fernando Villagrán, il film devia parzialmente dall’iconografia classica della resistenza civile per addentrarsi nei meandri più asfittici della macchina militare stessa; forte di questa  matrice autobiografica, Sallato infonde nel racconto una tensione da thriller politico che non viene mai meno. Non cede mai alle lusinghe della retorica e della spettacolarizzazione: la morte e la tortura non sono mai mostrate con compiacimento voyeuristico, esistono nell’effetto devastante che producono sugli occhi di chi deve ordinarle o subirle. Anche per questo, L’hangar rosso non è semplicemente un film “di ricostruzione storica”, ma un’opera che interroga il presente sulla natura della responsabilità individuale all’interno dei sistemi totalitari. Una fotografia del coraggio di rischiare la propria vita per un’ideale o una fede, con il rischio di tradire in un attimo le promesse fatte da una vita, l’istantanea di qualcuno che a casa prega aspettando il tuo ritorno e piange per la disperazione di vederti allontanare, descrive l’adesione ed il distacco, la vicinanza del cuore e la distanza della mente.


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SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Hangar Rojo                                

Distribuzione: I Wonder Pictures                                             

Regia: Juan Pablo Sallato                                        

Genere: Drammatico, Storico

Sceneggiatura: Luis Emilio Guzmán                     

Nazione: Cile, Argentina, Italia

Cast: Nicolás ZárateBoris QuerciaMarcial TagleCatalina StuardoAron Hernández

Anno:  2026              

Durata:  83’                          

Data di uscita: 09 luglio 2026

Produzione: Villano Producciones, Brava Cine, Rain Dogs, Caravan, Berta Film


SEPARAZIONI di Stefano Chiantini

 


TRAMA: Mara, insegnante di latino, e Pietro, commerciante esperto di alpinismo, hanno due figli, Laura e Agostino. Insieme hanno trasmesso ai ragazzi la passione per la montagna. Formano all’apparenza una famiglia esemplare, ma tutto cambia quando Laura rimane vittima di un incidente. Questo evento sconvolge la famiglia e sgretola i già fragili equilibri tra i due genitori. Girato in un bianco nero dalle sfumature al tempo stesso calde e stranianti, sviluppa un racconto fatto più di immagini che di dialoghi. Sguardi e paesaggi, grazie alla loro potenza evocativa ed espressiva, portano avanti una storia che si fonda soprattutto sulle suggestioni, i pensieri e le emozioni dei suoi protagonisti. La trama è un manifesto del dolore. Una famiglia che pare uscita da un dépliant della serenità borghese. Il regista, invece di indulgere nel sentimentalismo da salotto, sceglie una strada più severa: tempi dilatati, natura che non consola ma osserva, un bianco e nero che non è vezzo estetico bensì dichiarazione di guerra alla retorica. Tutto è costruito per mostrare come il dolore non sia un ospite discreto: entra, sposta i mobili, rompe gli equilibri, mette a nudo le crepe che la quotidianità aveva coperto con la vernice delle abitudini. Complice il paesaggio sospeso tra spirito comunitario (con tutte le contraddizioni del caso) e disorientamento nella natura (tutto nell’entroterra d’Abruzzo, tra Campo Imperatore e i Monti della Laga), si cerca un confronto con l’altrove e con il silenzio di dio, un faticoso conforto nella fede che vacilla, una connessione impossibile con un baluginio di speranza. Rigoroso e asciutto, ci dà occasione per misurarci con la paura e l’orrore, lo smarrimento e la rabbia che monta dentro. L’apparizione della Madonna nella neve scioglie i nodi, il finale è l’unico possibile e si apre a qualcosa, all’elaborazione, al colore. Un film che nasce con una forte vocazione cinematografica. È un’opera che richiede ed esige una visione sul grande schermo perché lavora sui silenzi e sulla potenza. Il genere di film che può essere goduto solo in sala. “Separazioni racconta il dolore causato dalla perdita, un dolore che si insinua nei legami sgretolandoli, che increspa la superficie tirata a lucido di un microcosmo borghese, ne turba le simmetrie e ne mina le certezze. Quelle a cui fa riferimento il titolo del mio film sono le separazioni non volute. Le fratture che si creano tra i personaggi, ma anche all’interno del loro animo. Urla e lacrime lasciano il posto a un dolore controllato, “un modo per non mancare di rispetto a chi ha dovuto affrontare questo tipo di tragedie”.(note di regia).


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Separations                                  

Distribuzione: Fandango                                                     

Regia e Sceneggiatura: Stefano Chiantini          

Genere: Drammatico

Nazione: Italia                                                           

Cast: Barbora BobulovaAdriano GianniniVanessa CompagnucciSergio AlbelliLudovica Rubino

Anno:  2025              

Durata:  87’                          

Data di uscita: 02 luglio 2026

Produzione: World Video Production, Rai Cinema


LOVE LETTERS di Alice Douard

 


TRAMA: 2014, in Francia è stata varata la legge Taubira, che prevede il matrimonio egualitario. Nadia e Céline aspettano il loro primo figlio grazie alla procreazione assistita. La prima porta in grembo il bambino, la seconda deve adottarlo per diventare a sua volta madre agli occhi della legge. Céline parte quindi alla ricerca di 15 testimonianze di familiari e amici che provino che sarà una “buona madre”. Testimonianze essenziali affinché il suo dossier d’adozione sia solido (la legge da allora è cambiata, un riconoscimento preventivo facilita le cose). Nella sua ricerca, si scontra con lo sguardo altrui, l’omofobia, fino al confronto con la propria madre, pianista di fama, rimasta assente durante la sua infanzia. Love Letters non racconta solo la via crucis, anzi l’aspetto rivendicativo è decisamente minoritario rispetto alla volontà di far entrare lo spettatore nell’intimità e nella quotidianità di queste donne tutto sommato molto ordinarie. Il film, largamente autobiografico, si propone chiaramente di mostrare l’universalità della genitorialità, a prescindere dal genere o dall’orientamento sessuale. Al di là della situazione specifica e della asimmetria dei ruoli, esiste per chiunque l’ingiunzione a essere una “buona madre”. “Sono partita proprio dal sentimento che provavo e che era: «Io diventerò madre e non sono incinta di mio figlio». Senza considerare lo sguardo degli altri e della società, un sentimento non banale cui non si è preparate in quanto donne, perché siamo nate per portare in grembo i nostri figli. Allora mi sono detta: «Vorrei fare un film su questo personaggio perché non l’ho mai visto al cinema». E poi, in seguito, ho incrociato altri racconti, altre donne, altre famiglie, affinché non fosse solo la mia storia. E mi sono concessa il distacco del tempo, perché ho iniziato a lavorare al film quando mia figlia aveva già 4 anni. Quindi, quel periodo era stato superato e anche le persone intorno a me lo avevano archiviato.” (note di regia). Il film si muove con naturalezza tra intimità e procedura. Ogni tappa dell’adozione è anche una microfrattura emotiva. L’architettura narrativa, scandita dal tempo della gravidanza, è solida; la regia, discreta e calibrata, lascia spazio al respiro degli attori. La materia è esplosiva — maternità, legge, identità, riconoscimento — ma il film la tratta con un tono di costante conciliazione, senza forzarne mai le contraddizioni. Un viaggio nel passato per il bene del tempo a venire, una testimonianza d’amore che diventa la luce che brilla nel buio, sia fuori che dentro il cuore.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Des Preuves d’Amour               

Distribuzione: Wanted Cinema                                                       

Regia e Sceneggiatura: Alice Douard                   

Genere: Drammatico, Commedia

Nazione: Francia                                                       

Produzione: Apsara Films

Cast: Ella RumpfMonia ChokriNoémie LvovskyJulien Gaspar-OliveriJeanne HerryAude PépinAnne Le NyHammou GraïaFélix KysylLomane de DietrichMarion LambertTom HarariPauline Bayle

Anno:  2025              

Durata:  96’                          

Data di uscita: 02 luglio 2026