Monthly Archives:settembre 2026

UN PO’ DI LUCE di Ali Asgari

 


TRAMA: Iran oggi, Arash è un medico cui è stato chiuso l’ambulatorio e revocata l’abilitazione. La sua unica “colpa” è stata prestare soccorso a chi ne aveva bisogno. Purtroppo, i suoi pazienti erano manifestanti contro il regime e questo l’ha fatto finire nell’elenco delle persone sgradite. Arash senza la sua professione si sente smarrito e senza uno scopo, così decide lucidamente di togliersi la vita. Si reca dai suoi tre fratelli per comunicargli la decisione e consegnare a ciascuno loro una pianta del suo ex studio, invitandoli a prendersene cura. Infine, insieme ai fratelli, va a fare visita alla madre «Mi sono spesso chiesto che cosa dia valore alla vita quando la sofferenza entra a far parte della nostra quotidianità. Possiamo davvero separare la nostra esistenza da quella degli altri? Le nostre scelte appartengono soltanto a noi, o lasciano tracce nel cuore e nella memoria di chi ci circonda? Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e l’ombra costante della guerra sono diventate parte della vita di ogni giorno, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura le une delle altre e a creare piccoli spazi di speranza. Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma sono quei legami invisibili che ci uniscono, la consapevolezza che le nostre vite sono profondamente intrecciate. Kami Nour esplora il fragile confine tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita». (note di regia). Un piccolo gioiello, il racconto di giorni duri, difficili, nel Paese, dove a dare forza e coraggio per andare avanti è la custodia dei legami. La famiglia. Un film composto, in sottrazione, marcato da dolcezza e poesia. Un’opera che prende il via da note tragiche, mai urlate, per approdare a un inno alla vita, a una ritrovata fiducia. Con una semplicità che non è mai maniera, con l’orrore oppressivo e lo spauracchio dei bombardamenti USA sempre in fuoricampo, Asgari si trasforma in una sorta di speleologo con la missione di rintracciare flebili bagliori di vita nel buio di una grotta buia e profondissima. Attraverso il peregrinare di Arash è portata in risalto, la resistenza del popolo iraniano, ma soprattutto l’umano andare avanti, supportato anche grazie a quei legami che troppo spesso diamo per scontati, a quell’intreccio di esistenze spesso invisibile che viene alimentato dalle tracce che lasciamo alle nostre spalle, dove è ancora possibile scovare, appunto, un po’ di luce.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Kami nour                                    

Regia: Ali Asgari

Nazione: Iran, Italia, Canada, Svizzera, Turchia                                                  

Sceneggiatura: Ali Asgari, Shadmehr Rastin     

Data di uscita: 01 ottobre 2026

Genere: Drammatico                                               

Distribuzione: Teodora Film

Anno:  2025                                                               

Durata:  87’

Produzione:  Seven Springs Pictures, Sunny Independent Picture,

                        Zoe Films, Good Measure Productions, Haurvatat Film

Cast: Missagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Mina Rahimzadeh


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UNA STORIA di Anna Foglietta

 


Trama: Erika e Mauro vivono in provincia, immersi in una routine tranquilla fatta di piccoli gesti e abitudini rassicuranti. Quando la figlia Irene parte per studiare lontano, la casa sembra svuotarsi di significato e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria vita comincia a vacillare. Erika, da sempre abituata a vivere dedicandosi agli altri, si ritrova improvvisamente senza punti di riferimento, come se la quotidianità su cui contava non ci fosse più. Mauro, cresciuto sotto il rigore emotivo di un padre autoritario, prova a colmare il vuoto a modo suo, ma si confronta con una fragilità che fino a quel momento aveva tenuto nascosta.

In questo tempo sospeso riaffiorano vecchie ferite e desideri rimossi, lasciando emergere verità interiori a lungo taciute. Ogni gesto, ogni silenzio nella casa vuota diventa un’occasione per confrontarsi con ciò che temevano di non poter affrontare. È proprio questa crisi intima e profonda che li costringe a guardarsi davvero negli occhi, a interrogarsi su chi sono diventati e su chi potrebbero ancora essere, aprendo la possibilità di trasformare sé stessi e il loro amore, riscoprendo nuove strade per stare insieme. “Desideravo realizzare un film di relazione, in cui la vera protagonista fosse l’anima. Un film costruito sull’attesa, sui movimenti minimi e sui rituali quotidiani. Attraverso le crepe interiori dei personaggi volevo far emergere verità e inquietudini silenziose che spesso scegliamo di non nominare, fino a una domanda centrale: sappiamo ancora desiderare? La macchina da presa è diventata uno strumento di ascolto più che di rappresentazione, sostando sui volti e lasciando agli sguardi il compito di raccontare ciò che le parole non riuscivano a dire. Le inquadrature statiche e prive di tagli interni nascono dalla necessità di abitare il tempo emotivo dei personaggi senza imporre risposte. Anche i primi piani non sono mai del tutto centrati: tra noi e loro si frappone un filtro, un velo che rende la loro natura solo parzialmente afferrabile. Ho ricercato insieme agli attori una nudità interiore fragile e dirompente, fondamentale per la storia, perché senza la loro vulnerabilità il cuore del film non avrebbe battuto. È stato un atto d’amore e una richiesta di fiducia”. (note di regia). Nel film, si assiste al passaggio dall’osservazione quasi cronachistica delle dinamiche familiari a qualcosa di più intimo, fino ad arr volti che sono cartografie del dolore in uno spazio che si riduce fino a far confondere limiti e confini.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Una Storia                                    

Nazione: Italia                             

Regia: Anna Foglietta                                              

Data di uscita: 24 settembre 2026

Sceneggiatura: Anna Foglietta, Tania Pedroni, Matteo Ferri

Genere: Drammatico                                               

Distribuzione: BIM Distribuzione

Anno:  2025                                                               

Durata:  107’

Produzione:  HT Film, Indigo Film, Tenderstories e Blu One Lab con Rai Cinema con la partecipazione di HBO Max

Cast: Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Elio De Capitani, Caterina Casini


***IL CINEMA RITROVATO*** | L’INFERNALE QUINLAN di Orson Welles

Lunedì 05.10: 17.00 – 19.00 – 21.00*

Martedì 06.10: 21.00

 

Restauro in 4K

Reconstructed director’s cut in Versione Originale sottotitolata in italiano.


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*La proiezione di lunedì 5 alle ore 21.00 verrà introdotta dal Prof. Francesco Saverio Nisio,

preceduta da un breve ricordo di due fra le maggiori personalità della storia della cultura cinematografica barese

negli ultimi decenni del Novecento,

il Prof. Angelo Fraccalvieri e il critico cinematografico Piero Virgintino 

alla presenza dell’Ing. Giuseppe Fraccalvieri e dell’Avv. Emmanuele Virgintino loro figli

 


Trama: Un complesso noir del 1958 di Orson Welles, ambientato al confine tra Stati Uniti e Messico. Affiancato da un cast di prim’ordine che comprende Janet Leigh e Charlton Heston, lo stesso Welles assume il ruolo principale del poliziotto corrotto Hank Quinlan. La celebre sequenza iniziale è spettacolare, girata senza tagli, in un lungo piano sequenza che segue per tre minuti e mezzo un’auto tra le strade della cittadina di confine. Il bene e il male sono indistinguibili nell’ambiente brutale dei trafficanti di droga. Ultimo film americano di Welles, che in seguito lavorò solo in Europa per superare le limitazioni imposte dallo studio system. Per il film, la sua amica Marlene Dietrich dovette trasformarsi nella bruna Tanya, la tenutaria di bordello che legge le carte a un Hank ormai destinato a un’inesorabile fine. Pur interpretando solo un ruolo secondario, Dietrich è essenziale alla trama e anche al ruolo che Welles ha riservato a sé stesso; per citare le parole del biografo di Dietrich, Steven Bach, l’attrice incarna qui il confine tra Messico e Stati Uniti e tra bene e male. Dietrich e Welles si conoscevano dai tempi in cui si esibivano per le truppe, e l’attrice, che non moderava mai le critiche, in seguito disse: “Ho fatto tutto quel che voleva. […] È un grande uomo. Un genio. La gente dovrebbe farsi il segno della croce prima di pronunciare il suo nome”. A quasi sessant’anni, l’attrice appare nel film molto più giovane, e si capisce che quel ruolo, con il suo linguaggio a volte volgare, la diverte molto. Il 19 marzo del 1958 “Variety” scrisse: “Dietrich è uno spettacolo piuttosto sensuale e divertente”. E se all’epoca fu liquidato come un film di “sesso e crimine”, oggi è considerato un capolavoro. “Da un intreccio poliziesco non particolarmente geniale, Welles trae un’opera monumentale, cucendosi su misura la parte di un personaggio titanico, malato di assolutismo, riprovevole ma dotato di un fiuto infallibile, capace di far emergere non tanto la grandezza del male, quanto l’innocenza del peccato”. (Mereghetti)

APPROFONDIMENTI DELLA CINETECA DI BOLOGNA


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale:  Touch of Evil

Soggetto: dal racconto Badge of Evil (1956) di Whit Masterson

Sceneggiatura e Regia: Orson Welles

Nazione: USA                                                                   

Genere: Poliziesco

Durata:         93’                                                                

Anno:       1958

Cast:  Orson Welles, Charlton Heston, Janet Leigh, Joseph Calleia, Akim Tamiroff, Joanna Moore, Ray Collins, Marlene Dietrich, Valentin de Vargas, Victor Millan, Joseph Cotten, Mort Mills, Lalo Rios, Dennis Weaver, Zsa Zsa Gabor

Produzione:  Albert Zugsmith per la Universal International Pictures

Distribuzione:   Cineteca di Bologna                      

Data di uscita: 23 aprile 1958


RITORNO A BUENOS AIRES di Marco Bechis

 


Trama: Buenos Aires, 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione. Le giornate trascorse con gli altri testimoni, gli incontri e le testimonianze riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni. Mariano è uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo. Quale limite si può sopportare, cosa è subire violenza, abuso sistematico, terrore, una sopraffazione costante che disumanizza? Il ritorno è un «nostos» in cui non ci si riconosce, quei sopravvissuti si guardano cercando di essere ignoti gli uni agli altri perché ogni ricordo può diventare un atto di accusa, e spalancare il trauma che non si è mai affrontato. Nessuno è eroe, tutti sono umani, massacrati, terrorizzati, hanno tradito, fatto nomi, ciascuno ha il suo peso – e un silenzio da mantenere col suo rancore, l’odio, lo spavento, la rimozione. Lungo questo bordo si muove Bechis assumendone i rischi, in una tensione di equilibri precisa, senza risposte facili, entrare nel dolore del trauma impone sensibilità e non giudizio. Lui si mette all’ascolto in quel processo giuridico che diviene attraverso l’esperienza del suo personaggio interiore, e che trova la sua declinazione visiva nella fisicità di Giannini, corpo contratto, piegato, rinchiuso su sé stesso nella paura di affrontare quanto ha subito, di dargli un racconto, una voce. «Con Ritorno a Buenos Aires torno in Argentina cinquant’anni dopo. Ci torno con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare. Che cosa significa sopravvivere? Per molti anni ho pensato che il cinema potesse liberarmi da questa domanda. Ma non è così.» (Marco Bechis). Il film parla di responsabilità, di un’elaborazione di ciò che si è vissuto, mai nella colpa.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Volver a Buenos Aires               

Distribuzione: Fandango Distribuzione

Nazione: Italia, Brasile                                            

Regia: Marco Bechis                                                  

Data di uscita: 17 settembre 2026                      

Durata:  104’

Genere: Drammatico                                               

Anno:  2025

Sceneggiatura: Marco Bechis, Vigea Bechis Boll     

Produzione:  Fandango 39Films Karta Film 34 Filmes con Rai Cinema

Cast: Adriano Giannini, Ana Celentano, Marcelo Chaparro, Paula Cohen, Adrian Fondari, Verónica Gerez


***EVENTO WANTED CINEMA*** || LIBRI PROIBITI – THE LIBRARIANS di Kim A. Snyder

Lunedì 28 settembre 

21.00


Introducono la proiezione:

Carmen Daprile (Direttrice del Polo Bibliotecario dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”)

e Rosa Otranto (Professoressa di Filologia presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”)


 

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|| VERSIONE ORIGINALE con SOTTOTITOLI in ITALIANO ||


Trama: Il documentario racconta una delle battaglie più drammatiche e attuali negli Stati Uniti, quella contro la nuova censura libraria che, a partire dal 2021, si è diffusa dalle biblioteche scolastiche fino a quelle pubbliche. Tutto inizia in Texas, quando il deputato Matt Krause pubblica una lista di 850 libri etichettati come osceni, molti dei quali affrontano tematiche LGBTQAI+ o razziali. Da lì, un’ondata di proibizioni si estende a Stati come la Florida e oltre, alimentata da gruppi ultraconservatori come Moms for Liberty e da un clima ideologico legato al White Christian Nationalism. L’obiettivo è di rimuovere ogni contenuto ritenuto scomodo o inappropriato per gli studenti. I materiali stampa sottolineano come il film parta dalle controversie locali per osservare anche un fenomeno più ampio: l’aumento delle richieste di rimozione, la pressione sui consigli scolastici e bibliotecari e la proposta di norme che, secondo le persone intervistate, potrebbero esporre bibliotecari e bibliotecarie a conseguenze penali per la distribuzione di materiali ritenuti inappropriati per i minori. Snyder afferma di aver voluto concentrarsi in modo specifico su ciò che sta accadendo alle bibliotecarie e su ciò che, a suo giudizio, questa pressione rivela sul clima culturale e politico degli Stati Uniti. La regista richiama anche precedenti storici di attacchi alla libertà intellettuale, inclusi il maccartismo degli anni Cinquanta e altri casi internazionali citati nelle diverse fonti giornalistiche inserite in questa inchiesta. La regista dice di essere stata colpita dalla varietà delle donne incontrate, dalla loro dedizione alla professione e dal modo in cui considerano la tutela dell’accesso all’informazione una responsabilità fondamentale del proprio lavoro. Snyder sottolinea anche il valore del tempo necessario per costruire un rapporto di fiducia con le protagoniste. Il suo obiettivo, spiega, non era raccogliere semplici dichiarazioni da notiziario, ma dare alle bibliotecarie uno spazio duraturo per raccontare le proprie esperienze e il proprio punto di vista. “Più andavo avanti, più capivo che il film stava diventando un’inchiesta, più di quanto avessi immaginato all’inizio…Volevo dare loro una voce che restasse nel tempo…Vedono come un dovere professionale la protezione della nostra libertà di accesso all’informazione…Con questo documentario ho cercato di mettermi alla prova come filmmaker.” (note di regia).


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: The Librarians                             

Nazione: USA                                                

Regia: Kim A. Snyder                                               

Data di uscita: 28 settembre 2026

Sceneggiatura: Leo Munoz, X Gonzalez, Jack Youngelson

Genere: Documentario                                            

Anno:  2025              

Durata:  92’

Produzione:  Artemis Rising Productions, Cuomo Cole Productions, Good Gravy Films, ITVS International, Independent Lens, Independent Television Service, KA Snyder Productions, Pretty Matches Productions, The Brandt Jackson Foundation, The Harnisch Foundation, Two Chairs Productions, World of Ha Productions, iDeal Partners Film Fund           

Distribuzione:  Wanted Cinema


CALLE MALAGA di Maryam Tauzani

 


Trama: María Ángeles, una donna spagnola di settantanove anni, vive da sola a Tangeri, nell’appartamento dove ha trascorso gran parte della propria esistenza e dove condivide con gli amici la quotidianità del quartiere. L’arrivo della figlia Clara da Madrid rompe improvvisamente questo equilibrio. Le difficoltà economiche seguite al divorzio l’hanno portata a decidere di vendere la casa della madre e di trasferirla in un istituto. Decisa a restare nel luogo al quale sente di appartenere, María Ángeles riesce a tornare nell’appartamento ormai svuotato e comincia a cercare gli oggetti che Clara ha venduto. Il tentativo di recuperarli la conduce da Abslam, un antiquario con il quale riscopre inaspettatamente l’amore e la sensualità. «Io penso che la vita possa renderci egoisti a volte, tanto che finiamo a concentrarci solo sui nostri problemi, e in Calle Málaga la distanza fisica tra Maria Angeles e Clara finisce per creare anche una distanza emotiva; come se a un certo punto si perdesse di vista la realtà per pensare solo al proprio quotidiano. E poi mi sembra che molti adulti pensino che i loro genitori anziani abbiano già vissuto la loro vita e che adesso sia arrivato il proprio turno, come se fossero in debito o sacrificabili. In Calle Málaga c’è questa nozione di madre sacrificabile, che non deve più pensare a lei per dare ai figli. E Maria Angeles all’inizio vuole aiutare Clara perché le vuole bene, ma poi si rende conto che non riesce a stare lontana da casa in un centro anziani, perché ha ancora molte energie, ha ancora il desiderio di vivere.» (note di regia). È una storia che sfida le convenzioni del pensiero comune, ribaltando la prospettiva del confronto generazionale: mette alla berlina la mentalità chiusa, violenta e giudicante della figlia, insieme ad un sistema che condanna l’anziano a cibi sciapi, a tagli di capelli non voluti e a una vita irregimentata in orari da collegio e attività noiose, nel nome ipocrita della salute e a discapito del rispetto tanto proclamato delle libertà personali. La regista infrange anche il tabù di mostrare l’eros nella terza età: l’ottantenne Maria Angeles si innamora, fa sesso, e ne chiacchiera in dettaglio con la sua migliore amica, in uno dei dialoghi più gustosi e divertenti del film.



SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Calle Málaga                                

Nazione: Francia, Spagna, Germania, Belgio, Marocco                                                          

Regia e Sceneggiatura: Maryam Touzani           

Data di uscita: 17 settembre 2026

Genere: Drammatico                                               

Distribuzione: Movies Inspired

Anno:  2025                                                               

Durata:  116’

Produzione:  Ali n’ Productions, Les Films du Nouveau Monde,

                       Mod Producciones, ONE TWO Films, Velvet Films

Cast: Marta Etura, Carmen Maura, María Alfonsa Rosso, Miguel Garcés, Ahmed Boulane, Fouad Mnebhi, Sanae Regragui, Mohammed El Aouni, Ghali Errazqi, Tarik Gharbaoui, Youssef Imrani



 

***TUTTI AL CINEMA*** || SOGNI D’ORO di Nanni Moretti

Lunedì 21 settembre – ore 21.00


| Prenota qui il tuo posto in sala |

Versione restaurata, digitalizzata e resa accessibile (AD e Sottotitolazione facilitata)

su app gratuita EarCatch*


TUTTI AL CINEMA

Campagna di sensibilizzazione

La resa accessibile filmica fruita in sala fa la differenza 

Partner

CSC-Cineteca Nazionale • ANICA • Fondazione Cinema per Roma • Anica Academy • ACEC Marche Sub-Ti • Associazione onA.IR • Filmstudio Roma Media partner FRED 


L’iniziativa ha lo scopo di rinforzare la sensibilizzazione da parte della filiera cinematografica e si pone al contempo come azione di public engagement e audience empowerment. Riteniamo che non sia democraticamente corretto escludere una parte di pubblico che dovrebbe godere di stessi diritti e opportunità anche in campo di fruizione culturale. Vorremmo che i film italiani, nella versione accessibile, vengano inseriti nella programmazione, così come da tempo ormai vengono inserite le versioni in lingua originale, V.O. Ci fa ben sperare l’adesione di una trentina di sale in Italia e l’entusiastica disponibilità degli esercenti.

IL FILM

Trama: Grazie al successo ottenuto con il suo secondo film, il giovane regista Michele Apicella è chiamato a partecipare a cineforum, dibattiti, tavole rotonde, interviste televisive, per sentirsi dire quasi dovunque che si ripete, che distorce la realtà giovanile, che i suoi film non saranno mai capiti “da una casalinga di Treviso, da un pastore abruzzese, da un bracciante lucano”. Michele si difende gridando di essere l’unico, e il migliore, ma si sente bene soltanto a casa, dove può sfogarsi con la madre insegnante. Intanto prepara un altro film, “La mamma di Freud”, in cui il fondatore della psicoanalisi appare come un adulto-bambino, che telefona a Jung, detta le proprie memorie alla figlia, ma fa le bizze con sua madre, pestando i piedi e strillando con voce infantile. Alla fatica di costruire un film che sia all’altezza della sua fama, Michele deve sommarne altre: difendersi dai suoi amici Nicola e Claudio, che vogliono diventare suoi assistenti per imparare il mestiere: subire gli sfoghi dell’amico sceneggiatore Gaetano, che non trova chi voglia produrre i suoi film; fronteggiare la concorrenza del regista Gigio Cimino, che bada al mercato e se ne infischia dei film impegnati. Cattivo con tutti loro sino alla ferocia – e la fama di intrattabile giova al suo mito – Michele ha il cuore insidiato dall’amore per Silvia, una sua ex-compagna di scuola alla quale appare, nei propri sogni, come un professore che non capisce la vita. Finalmente, “La mamma di Freud” arriva sugli schermi, ed è un successo. Michele, però, si sente lo stesso un mostro, e come tale sogna di mostrarsi a Silvia, dalla quale scappa gridando: “Non voglio morire, non voglio morire!”. Premiato con il Leone d’argento alla Mostra di Venezia del 1981, rimane uno dei film più liberi, geniali e vitali del primo Moretti che alternando sogno e realtà, è riuscito a costruire un’opera ironica e inquieta che mette in scena le contraddizioni dell’autore e del suo tempo. Un film definito: “di transizione”, realizzato dopo i primi clamorosi successi (“Io sono un autarchico” e “Ecce bombo”) e prima del passaggio a una vena creativa più dolente e malinconica (“Bianca”, “La messa è finita”).


SCHEDA DEL FILM 

Titolo originale: Sogni d’oro                                  

Nazione: Italia                                         

Regia e Sceneggiatura: Nanni Moretti                

Data di uscita: 10 settembre 1981

Genere: Drammatico, Commedia                         

Anno:  1981               

Durata:  109’

Produzione: Renzo Rossellini per Operafilm, rai radiotelevisione italiana

Distribuzione:  Gaumont v.a.l.e. – Videorai, gruppo editoriale bramante

Cast: Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante, Alessandro Haber, Gigio Morra, Dario Cantarelli, Nicola Di Pinto, Claudio Spadaro, Remo Remotti, Miranda Campa, Sabina Vannucchi, Giampiero Mughini, Chiara Moretti, Alberto Abruzzese, Luigi Moretti, Tatti Sanguineti, Fabrizio Beggiato, Mario Cipriani, Oreste Rotundo, Sara Di Nepi, Giovanna De Luca, Mario Garibba, Cinzia Lais, Cristina Manni, Massimo Milazzo, Adriana Pecorelli, Vincenzo Salemme, Marco Colli, Maria D’Incoronato, Memmo Giovannini, Giovanni Di Gregorio, Massimo Garzia, Mario Monaci Toschi, Luca Silvestri


*GLI STRUMENTI PER L’ACCESSIBILITÀ

La sottotitolazione facilitata è inserita in una traccia del DCP e comparirà direttamente sullo schermo

L’Audio descrizione verrà fruita sulla app Earcatch può essere scaricata dagli store digitali sia per

IOS https://apps.apple.com/us/app/earcatch/id1021220730

che per Android https://play.google.com/store/apps/details?id=nl.q42.soundfocus&hl=it&gl=US

(App Store e Google Play)


PALESTINA ’36 – QUANDO TUTTO EBBE INIZIO di Annemarie Jacir

 


Trama: Ambientato in Palestina nel 1936, Paese che si trova sotto il dominio coloniale britannico. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti, seguiamo la storia di Yusuf, un giovane che si muove tra la calma apparente del suo villaggio rurale e la tensione caotica della Gerusalemme mandataria. Yusuf sogna un futuro diverso, ma si trova presto coinvolto in un mondo in rapida trasformazione. Con lo sfondo della rivolta araba del 1936, la più lunga e significativa insurrezione palestinese contro il dominio britannico, il film intreccia storie personali con eventi politici. L’arrivo di immigrati ebrei in fuga dall’antisemitismo europeo, il tramonto dell’Impero Ottomano e la crescente tensione tra sogni di autodeterminazione e imposizione coloniale. Oltre a Yusuf, c’è anche Afra, giovane donna che affronta il cambiamento con la guida amorevole della nonna Hanan. Poi incontriamo Khalid, un lavoratore portuale disilluso trascinato suo malgrado nel cuore della ribellione e infine l’algido funzionario britannico, simbolo di un impero in declino che fatica a contenere il fermento popolare. Non è solo il racconto di un’epoca, ma anche una riflessione sul presente, un’opera visivamente potente che illumina un nodo fondamentale della storia contemporanea con uno sguardo umano e profondamente empatico. Considerato il film più ambizioso del paese fino ad oggi realizzato, con un team di centinaia di persone. Dopo gli eventi del 7 ottobre, la produzione si è interrotta e il team si è recato in Giordania. Dopo 13 mesi, è stato per loro possibile tornare e completare le riprese in Palestina. A novembre del 2024, dopo aver dovuto fermare e riprendere la produzione quattro volte a causa della situazione geopolitica sempre più tesa, le riprese sono terminate. Si tratta dell’unico lungometraggio girato in Palestina dopo gli eventi del 7 ottobre ed è una testimonianza della convinzione del team di produzione che “ogni bella poesia è un atto di resistenza” (Mahmoud Darwish). Molti sono i fili del racconto ed è avvincente perdersi tra i personaggi. Il valore è duplice: oltre ad accrescere una trama speziata e stimolante, è offerta la possibilità di ampliare lo sguardo storico.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Palestine 36                                 

Nazione: Palestina, Gran Bretagna, Qatar, Francia                                                                     

Regia e Sceneggiatura: Annemarie Jacir            

Data di uscita: 10 settembre 2026

Genere: Drammatico, Storico                               

Distribuzione: Wanted Cinema

Anno:  2025                                                               

Durata:  118’

Produzione: Philistine Films, BBC Film, BFI Films, CNC Aide aux cinémas du monde – Institut Français, Cocoon Films, Corniche Media, Doha Film Institute, Film i Väst, La Région Île-de-France, MK Productions, Metafora Productions, Munib & Angela Masri Foundation, Roya Media Group, Snowglobe Films, The Danish Film Institute Archive, Watermelon Pictures

Cast:  Jeremy Irons, Liam Cunningham, Billy Howle, Robert Aramayo, Hiam Abbass, Christopher Villiers, Sam Hoare, Yumna Marwan, Yasmine Al Massri, Saleh Bakri, Dhaffer L’Abidine, Sofia Asir, Adam Lawrence


SPEZIE E BUGIE – LA PICCOLA CUCINA DI MEHDI di Amine Adjina

 


Trama: La vita di Mehdi è appesa a un equilibrio fragile. Con sua madre Fatima interpreta il ruolo del perfetto figlio algerino, mentre nasconde la relazione con Léa e la sua passione per la cucina francese e per il vino, che coltiva lavorando come chef nel bistrot dove è impiegato. Ma Léa non sopporta più i suoi segreti familiari e pretende di incontrare Fatima. Messo con le spalle al muro, Mehdi escogita la peggior soluzione possibile. Un racconto ironico ed emotivo sul conflitto tra identità, appartenenza e desiderio di libertà. Perché a volte, la vera ricetta del disastro è cercare di accontentare tutti. Esistere nello spazio intermedio tra la propria identità e le aspettative altrui è una condizione comune. È la riflessione al centro di questa commedia leggera che si destreggia fra tegami e sentimenti e che si interroga sulla Francia contemporanea attraverso la comunione tra la propria cultura e la passione per la cucina. Esordio alla regia dell’attore e commediografo francese di origini algerine Amine Adijna, ritaglia al suo protagonista due vite parallele destinate a non incontrarsi mai. Ecco qui la trappola, che in fondo l’autore riesce ad imbastire, grazie ai tempi della commedia e ad una gestione piuttosto riuscita dei dialoghi e delle situazioni più divertenti. La trappola si presenta proprio nella mancata intersezione delle vite parallele, che non permette a Mehdi di essere sé stesso fino in fondo, ma deve sempre nascondere qualcosa di sé, da una parte e dell’altra, per reggere l’equilibrio fittizio che ha creato. In quanto alla madre, Fatima, presto dovrà fare i conti con una realtà che non sente sua e che difficilmente può accettare. Non c’è soltanto Mehdi da riportare sulla retta via, anche le sue tre sorelle portano soltanto mortificazioni: una è rimasta incinta dopo un incontro occasionale, la seconda è sull’orlo del divorzio, la terza si è opposta alla circoncisione del figlio piccolo. In questo quadro, la gastronomia si trasforma in un potente linguaggio narrativo e sensoriale. Così, anche le strade, i bistrot e i locali di Lione offrono un’atmosfera vivace. Gli ambienti hanno toni caldi e intensi. La commedia evita i cliché sociologici e racconta una vicenda di crescita personale, che punta al cuore e alla capacità di dialogare. Gli spazi attraversati da Mehdi, difatti, mostrano ambienti sociali differenti e pure i luoghi domestici, l’appartamento di Fatima e la casa dei genitori di Léa, sono immersi in un percorso fatto di transiti continui tra mondi che raramente si incontrano. La città di Lione, scelta per le riprese, è segnalata dal regista come luogo emblematico per le sue connessioni con la storia dell’immigrazione e della gastronomia.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: La petite cuisine de Mehdi      

Nazione: Francia                                                         

Regia e Sceneggiatura: Amine Adjina                 

Data di uscita: 10 settembre 2026

Genere: Commedia                                                  

Distribuzione: Academy Two

Anno:  2025                                                               

Durata:  104’

Produzione: Agat Films & Cie

Cast: Younes Boucif, Clara Bretheau, Hiam Abbass, Gustave Kervern, Laurent Stocker