TRAMA: In un sobborgo parigino disagiato, Habi una giovane donna di origine maliana, è nata e cresciuta lì insieme a tutta la sua famiglia. Casa sua è in un palazzo fatiscente come gli altri ma è tutto quello che ha e ci è affezionata. Quando il sindaco muore, al suo posto arriva Pierre, un giovane medico alle prime armi nella politica. L’uomo è un idealista e vuole completare il progetto del suo predecessore, che è quello di rivalutare il quartiere. Il problema è che questo intervento andrebbe a discapito della povera gente che ci vive e che si vedrebbe costretta ad abbandonare casa. Habi, che fa parte di un’organizzazione sociale che aiuta gli abitanti della zona, decide di prendere le misure necessarie per protestare contro le decisioni di Pierre. Lotterà in prima fila per evitare che la sua famiglia e gli altri abitanti del quartiere vengano cacciati. A cinque anni di distanza da I Miserabili, folgorante e adrenalinico esordio al lungometraggio, Ladj Ly torna, restando fedele ad un’idea di cinema estremamente personale, politica, feroce e attuale. Interessandosi a tutta quella fascia sociale che molto raramente ci è possibile osservare, tanto attraverso gli schermi cinematografici, quanto attraverso gli schermi televisivi, Ly con Gli Indesiderabili, allontanandosi maggiormente dalla matrice d’assalto propria dell’esordio I Miserabili, si avvicina sempre più al polar (poliziesco/noir) in qualche modo, perfino al falso documentario. Una narrazione che inevitabilmente dialoga con i tempi confusi e sempre più conflittuali e cupi che ci ritroviamo a vivere. Niente più droni, niente più schermi, né tantomeno azioni di polizia. Tutto si concentra sulla rabbia e lo sconforto dei cittadini, che se in un primo momento resta sopito, poco dopo viene alimentato dalle volontà belligeranti, fasciste e ostili di chi invece dovrebbe essere al servizio, di chi invece dovrebbe comprendere, ascoltare e proporre. “Con Haby ho cercato di inserire un barlume di speranza in Gli indesiderabili (Bâtiment 5). Di sicuro ho raffigurato personaggi disillusi, che non ci credono più, ma lei rappresenta una possibile chiave di apertura attraverso la scelta di farsi coinvolgere e perfino di candidarsi alle elezioni municipali. Non c’è nulla che indichi che verrà eletta, ma almeno ha preso l’iniziativa”. (note di regia).
TRAMA:Sissi ha varcato la soglia della mezza età. La contessa Irma la raggiunge in Grecia, in una comune aristocratica composta di sole donne, un universo distante anni luce dalla fredda etichetta della corte austro-ungarica. Sissi vive in assoluta libertà, lontana dai figli e dal marito, il kaiser Francesco Giuseppe. L’unica cosa che conta è che nessuno debba mai annoiarsi e che sia l’imperatrice stessa a decidere le regole del gioco. Irma è stregata dalla carismatica Sissi e dalla sua mentalità moderna e anticonvenzionale, ma il mondo esterno minaccia di infrangere la sua ritrovata libertà. Non importa quanto Irma e Sissi possano opporre resistenza: alla fine le due donne si troveranno costrette a seguire un destino che le legherà per sempre. La mia imperatrice è caratterizzata dall’irrequietezza e dal desiderio di fuggire da una vita tranquilla. Il suo umore talvolta può cambiare in una manciata di secondi ed è costantemente in movimento, sia mentalmente che fisicamente. Ed è questo che la rende irresistibile per Irma: con lei non ci si annoia mai.È sempre stata descritta storicamente come una donna depressa e “borderline”. Una donna complicata, secondo queste testimonianze, doveva essere necessariamente malata, ma questa è una visione noiosa e maschilista. Nel mio film, Sissi è una donna affascinante, ma anche manipolatrice, spietata e molto arguta. A volte questo suo atteggiamento è orribile, ma a me spesso diverte e mi provoca simpatia. Ciò che volevo era trovare in queste figure, vissute nel XIX secolo, qualcosa con cui potermi confrontare oggi, nel presente. Volevo raccontare una storia sull’antica questione aristotelica: che cos’è l’amicizia? E perché nascono le amicizie? Per simpatia? Per amore? Per calcolo? E cosa accade quando il divario di potere è incolmabile? (note di regia)