CINEMA SPLENDOR

NAZA di Yuval Abraham, Rachel Szor

— IN PROGRAMMAZIONE

DA GIOVEDÌ 15 A DOMENICA 18 OTTOBRE —

ore 21.00


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TRAMA: Prodotto in condizioni di grande segretezza nel corso di tre anni, con le interviste condotte dai due registi sui tetti di Tel Aviv di notte per proteggere i testimoni, il film ha iniziato la sua produzione dopo le ritorsioni subite dal co-regista Hamdan Ballal dopo il successo di No Other Land. Il cuore del documentario è costituito dalle testimonianze di 24 militari e membri dell’intelligence israeliana coinvolti, a diversi livelli, nei sistemi di sorveglianza e di individuazione degli obiettivi. I loro volti vengono oscurati e le identità protette, mentre le loro voci raccontano dall’interno una macchina bellica nella quale la tecnologia sembra aver progressivamente sostituito la responsabilità individuale. È proprio questa spersonalizzazione a rappresentare uno degli elementi più inquietanti del film: la morte non appare più come l’esito immediatamente riconoscibile di una decisione umana, ma come il risultato di una catena di procedure, dati, algoritmi e autorizzazioni, nella quale ciascuno può percepirsi soltanto come un ingranaggio. Il titolo stesso allude a tale processo di trasformazione della vita umana in un dato numerico. Naza è infatti un acronimo utilizzato nell’intelligence militare israeliana per indicare il numero di vittime civili che si prevede possano essere provocate da un bombardamento. Una definizione apparentemente neutra, burocratica, che proprio nella sua neutralità linguistica rivela l’orrore di un sistema capace di incorporare preventivamente la morte dei civili nel calcolo di un’operazione militare. Il film insiste così sul momento in cui la violenza smette di essere soltanto un atto e diventa procedimento: qualcosa che può essere previsto, quantificato, autorizzato e infine eseguito a distanza. Naza non è solo un film d’inchiesta, la sua originalità sta nella scelta di costruire il racconto quasi interamente nello spazio notturno dei tetti di Tel Aviv. Le interviste vengono così immerse in una città che continua a vivere, attraversata dal traffico e dalle luci, apparentemente estranea alla devastazione che si consuma a poche decine di chilometri di distanza. Un film, anche, sul rapporto fra visibile e invisibile. Le immagini che ci parlano di Gaza sono relativamente poche: ciò che si vede sono soprattutto volti cancellati, schermi, tetti, luci urbane e una città apparentemente normale. è proprio tale sottrazione che produce una forma di inquietudine ancora più disturbante, perché il film sembra chiedere allo spettatore di immaginare ciò che la macchina da presa ha deciso di non mostrare.


Dichiarazione dei registi:

Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?
Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio.


SCHEDA DEL FILM

Titolo originale: Naza                                              

Genere: Documentario

Nazione: Gran Bretagna, USA                                    

Data di uscita: 28 settembre 2026                      

Distribuzione: I Wonder Pictures

Sceneggiatura e regia: Yuval Abraham, Rachel Szor          

Anno:  2026                                                               

Durata:  80’

Produzione:  The Guardian, JW Films